Matthew Rodger (L&G): “La crisi di Hormuz può pesare soprattutto sui mercati emergenti”
Secondo l’economista di L&G, nel loro complesso i paesi in via di sviluppo sono in una buona posizione, con l'inflazione sostanzialmente entro gli obiettivi, ma resistere alle oscillazioni dei mercati energetici sarà un'impresa ardua
Pumpjack (oil derrick) and refinery plant in West Texas
Il conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi del Brent dai 60 dollari dell’inizio di gennaio a oltre 100 dollari alla fine di marzo. Rialzi ancora più consistenti per i derivati dal petrolio come la benzina e il carburante per aerei mentre sono tutti da definire gli effetti su altre materie prime legate all'energia, come i fertilizzanti e l'elio, entrambi fondamentali rispettivamente per l'agricoltura e la produzione di semiconduttori.
I RISCHI SE LA CRISI DELLO STRETTO DI HORMUZ SI PROTRAE
“Se la crisi dello stretto di Hormuz dovesse protrarsi, i principali sconfitti potrebbero essere i mercati emergenti più poveri, in particolare in Asia” tiene a fa sapere Matthew Rodger, Economist, Asset Management, L&G. Inoltre, aggiunge il manager, le nazioni più povere non hanno la flessibilità necessaria per far fronte a picchi (anche transitori) dei prezzi delle materie prime, poiché l'accesso al credito è più limitato a causa della minore affidabilità creditizia.
BRASILE E MALESIA ESPORTATORI DI GREGGIO
Ma quali sono i paesi che subiscono maggiormente le ripercussioni della situazione attuale nello stretto? Occorre distinguere tra quelli, come la Corea del Sud e Taiwan, che sono importatori di energia, e altri, come il Brasile e la Malesia, che hanno petrolio da esportare a prezzi ormai altissimi. In secondo luogo vanno valutate le scorte di greggio: maggiore è il volume detenuto a livello nazionale, più i paesi sono al riparo dagli effetti a breve termine della crisi. Infine, è importante stabilire la dipendenza del paese dai finanziamenti esterni. In pratica con una riserva sostanziale di surplus esterni, il paese è in grado di superare lo shock senza ricorrere a finanziamenti esterni.
FILIPPINE E TURCHIA VULNERABILI
“Abbiamo sintetizzato questi fattori in un unico indice, assegnando il punteggio più alto ai mercati emergenti che dipendono dall’energia importata, presentano deficit con l’estero più elevati e dispongono di riserve petrolifere più esigue. Punteggio più basso, invece, per quelli esportatori di energia e capitali e titolari di ingenti riserve petrolifere. Tra questi ultimi figura la Cina, grazie al suo ampio surplus delle partite correnti e alle riserve petrolifere relativamente consistenti. Sono invece considerate meno sicure Filippine e Turchia, penalizzate da un fabbisogno cronico di finanziamenti esteri e da una dipendenza dall’energia importata. Nel frattempo, il Pakistan e lo Sri Lanka subiranno probabilmente una contrazione più profonda”, spiega Rodger.
TENSIONI INFLATTIVE
Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, lo scenario costruttivo di inizio anno dei mercati emergenti è ormai ampiamente superato. Le tensioni inflattive indurranno probabilmente le banche centrali (sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti) a mantenere i tassi invariati e, in alcuni casi, addirittura ad aumentarli. In parallelo l’incremento dei prezzi del carburante metterà pressione sui molteplici sussidi energetici comuni nei mercati emergenti, peggiorando gli indicatori fiscali.
IL MERCATO DIVENTERA’ PIU’ SELETTIVO NEL DISTINGUERE I SINGOLI PAESI
“I mercati emergenti nel loro complesso sono in una buona posizione, con l'inflazione sostanzialmente entro gli obiettivi, tuttavia resistere alle oscillazioni dei mercati energetici sarà un'impresa ardua” argomenta l’Economist Asset Management di L&G che tuttavia, tenendo sotto controllo gli sviluppi della crisi di Hormuz, resta pronto a cogliere le opportunità nei mercati emergenti, in particolare dove le quotazioni esprimessero valutazioni erronee dei rischi prospettici. Anche perché, aggiunge il manager, il mercato diventerà più selettivo nel distinguere tra i paesi ben posizionati nell’attuale stretta energetica e quelli che non lo sono.
