Kevin Warsh alla Fed, un veterano che sa parlare a Wall Street: le Borse apprezzano la scelta
Etichettato come “falco”, in realtà è un pragmatico a cui si affidava Bernanke, inventore del Quantitative Easing, per comunicare al mercato. Grande attenzione alla gestione del debito
Quello che è certo è che Kevin Warsh, designato da Trump a guidare la Fed dopo Jerome Powell, non è un apprendista del central banking. Si è fatto le ossa nella gestione del dopo crisi finanziaria globale, quella fatta esplodere da mutui subprime e dal fallimento di Lehman nel 2008, quando era considerato il più stretto advisor e confidente di Ben Bernanke, inventore del Quantitative Easing e dei tassi zero, a cui l’allora numero uno della Fed si affidava per parlare con Wall Street e sondare le possibili reazioni del mercato e degli investitori alle sue politiche. In Fed era entrato nel 2006, indicato da Bush jr, diventando a 35 anni il più giovane dei “governatori” della politica monetaria USA.
UNA NOMEA DI FALCO CHE RISALE AL LONTANO 2011
La nomea di “falco” gli venne affibbiata nel 2011, quando si oppose temporaneamente ai massicci acquisti di Treasury voluti da Bernanke, ma più di recente si è allineato con la linea di Trump, favorevole a tassi bassi per sostenere la crescita e ridurre il costo dell’indebitamento. Contenere il debito USA resta comunque la sua priorità, come la fiducia nell’IA per aumentare la produttività e abbassare di conseguenza l’inflazione. Warsh è anche tra i sostenitori della necessità di un “nuovo accordo” tra Fed e Tesoro USA, come negli anni ’50 de secolo scorso, per coordinare meglio la gestione del debito e le politiche fiscali, una posizione che implica una deregulation che dia più spazio alle grandi banche per aiutare a mantenere in equilibrio il mercato dei Treasury.
CREDENZIALI DI COLLAUDATO BANCHIERE CENTRALE
Le sue credenziali lasciano pochi spazi ai timori sull’indipendenza della banca centrale, riaffiorati di recente. Warsh non sembra destinato ad essere lo yes man della Casa Bianca, quanto piuttosto una risorsa preziosa per evitare che politica e mercati entrino in rotta di collisione. Quella del nuovo presidente sarà anche una Fed meno dipendente dai dati rispetto alle gestioni di Yellen e Powell, non crede alle indicazioni dei dati a breve, di cui diffida, e lo dice. Warsh sarà anche gradito alle banche, non solo le grandi, in quanto fautore della deregulation e critico della iper-regolazione globale dettata dalle varie fasi sempre più stringenti degli accordi di Basilea.
SAPRÀ PARLARE A WALL STREET COME AI TEMPI DI BERNANKE?
Rispetto ai timori di una Fed affidata a un burattino di Trump, Warsh sembra sulla carta una decisa rassicurazione, ma il giudizio finale spetta ai mercati, che ormai non sono più sinonimo esclusivo di Wall Street, mentre anche dollaro e oro, oltre ai Treasury, hanno voce importante. Sarà capace di dialogare con successo come quasi 20 anni fa ai tempi di Bernanke? I primi segnali che arrivano dai mercati sono positivi, con i prezzi di oro e argento in calo, a testimonianza che la scelta di Warsh sembra rassicurare Wall Street sull'indipendenza della Fed.
