Fmi: "L'Italia rimanda risanamento"
Conti pubblici, l'allarme del Fondo
L'Italia sta facendo sforzi significativi per ridurre la pressione fiscale, ma sta allentando la guardia sul fronte del risanamento dei conti pubblici. Parola del Fondo Monetario Internazionale, che nel suo "Regional Economic Outlook" sull'Europa esprime tutte le sue preoccupazioni a proposito di un generale "allentamento" delle politiche di bilancio dei Paesi europei.
Gli esperti dell'Fmi, se puntano il dito in particolare contro il nostro Paese, sottolineano che anche la Francia sta allentando l'attenzione sui conti pubblici. "Il risanamento, che è proseguito a un ritmo ragionevole nel 2004-06, è previsto in stallo durante il 2007-08", si legge nel rapporto. Nonostante le previsioni economiche favorevoli infatti, aggiungono i tecnici del Fondo, "si prevede un allentamento delle politiche fiscali nella metà dei Paesi europei e il rallentamento del consolidamento fiscale nella maggior parte degli altri Paesi".
In particolare, scrivono gli esperti dell'Fmi, in Italia e Francia, "si sta andando avanti con i tagli delle tasse e si sta rimandando un ulteriore risanamento". La crescita dell'economia italiana, secondo i dati dell'Fmi già pubblicati nel rapporto mondiale il 17 ottobre scorso, rallenterà dall'1,7% di quest'anno all'1,3% del 2008, mentre il rapporto deficit/Pil tornerà a salire dal 2,1% del 2007 al 2,3% dell'anno prossimo.
L'ECONOMIA RESTA SOLIDA, MA LE RIFORME SONO INDISPENSABILI
Il Fondo Monetario ricorda che la situazione economica nel complesso è positiva, l'economia si mantiene orientata alla crescita per quanto riguarda l'Europa, ma la necessità delle riforme è improrogabile. "I forti fondamentali di base dovrebbero consentire all'economia europea di superare l'attuale turbolenza sui mercati finanziari relativamente bene", in ogni caso ''persiste la necessità di indirizzare le vulnerabilità e sostenere la crescita nel medio termine, il che richiede ulteriori progressi nel consolidamento fiscale, nell'integrazione economica e nelle riforme strutturali", come si legge sul documento, in cui si ribadisce anche la revisione al ribasso delle previsioni per il 2007 e il 2008. Con la crisi dei mutui, dicono infatti gli esperti del Fondo, "la crescita è prevista in rallentamento nel 2008 praticamente in tutti i Paesi". Quest'anno Eurolandia crescerà del 2,5%, mentre nel prossimo il Pil aumenterà del 2,1%. Quanto all'Italia, per quest'anno si prevede una crescita dell'1,7% e per il prossimo dell'1,3%.
"La sfida immediata per la politica" si legge ancora sul documento "è quella di ricostruire la fiducia nei mercati finanziari chiave, essere di sostegno all'attività reale e mantenere l'inflazione bassa". Le riforme necessarie, secondo il rapporto, riguardano innanzi tutto il consolidamento fiscale: "I deficit" avverte il Fondo "permangono troppo consistenti in molte economie avanzate o emergenti per affrontare agevolmente gli shock e per assicurare la sostenibilità, alla luce delle pressioni sulla spesa dovute all'aumento dell'età media della popolazione". E' quindi necessario "tornare sul binario del consolidamento fiscale", che dopo il "passo ragionevole tenuto nel periodo 2004-2006, dovrebbe frenare nel 2007-2008". In particolare in Eurolandia "il consolidamento fiscale è continuato nel 2007 ma è atteso uno stop in molti Paesi nel 2008. Francia e Italia, per esempio, stanno procedendo con il taglio delle tasse, rinviando l'ulteriore consolidamento".
BCE? IL SUO INTERVENTO ANCORA NON SERVE
L'Fmi ha anche detto la sua sul problema del supereuro, dicendo che il trend della moneta unica non richiede al momento un intervento da parte della Banca Centrale Europea. Il direttore dell'Fmi Michael Deppler ha spiegato che l'apprezzamento dell'euro non è abbastanza repentino da giustificare un intervento da parte della Bce. "Al momento" ha continuato "l'intervento probabilmente non è necessario, perchè i movimenti delle valute non sono ancora disordinati".Secondo il Fondo è poi fondamentale continuare nell'integrazione economica ma anche affrontare quelle rigidità strutturali "che sono il tallone d'Achille dell'Europa": le riforme del mercato del lavoro, per esempio, hanno fatto crescere l'occupazione, "ma altri passi sono necessari per diminuire i cunei fiscali e per allentare le tutele troppo rigide", nonchè per aumentare l'integrazione finanziaria.
STRIGLIATA ALLE BANCHE
Arriva anche una bacchettata nei confronti delle banche del nostro Paese. Il prezzo medio dei servizi bancari in Italia "sembra essere uno dei più alti in Europa" ed è quindi necessario "rafforzare la concorrenza tra le banche", stando all'appello del Fondo. Un'apposita sezione dell'Outlook viene dedicata proprio alla riforma del sistema finanziario italiano a partire dagli anni '90. A giudizio del Fondo un grande sforzo è stato fatto per modernizzare il sistema finanziario, ma "la strada da fare per mettersi in pari con i sistemi più avanzati è ancora lunga". Oltre a far crescere la concorrenza fra banche, l'Fmi suggerisce di ridurre i costi per il collocamento in Borsa; di rafforzare e rendere più efficiente la corporate governance, la contabilità e i requisiti di trasparenza per tutte le società, in particolare i gruppi; di aumentare ulteriormente la protezione dei piccoli azionisti permettendo le class action e rafforzando l'efficacia del sistema giudiziario civile. Secondo l'Fmi, infine, "lo sviluppo del pilastro della previdenza privata e un'ulteriore dismissione di quella pubblica potrebbero aiutare".
