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Le borse dell'energia 5-11 Novembre

Fabrizio Rinaldi commenta la settimana

12 Nov 2007 - 09:31

Il mercato italiano dell'elettricità ha vissuto una settimana all'insegna dell’aumento dei prezzi, facendo registrare una media settimanale del baseload pari a 82.31 €/MWh (9% in più rispetto all’ultimo valore). Il notevole incremento è probabilmente gonfiato dal lungo ponte della settimana scorsa, che ha inevitabilmente rallentato l'attività industriale e quindi la domanda di elettricità.
Anche al netto di queste considerazioni, il trend rialzista iniziato dalla fine di ottobre non mostra evidenti segni di debolezza, sospinto in particolare da due fattori. Innanzitutto, la crescita dei prezzi dell'elettricità nei mercati dell’Europa continentale, dovuta soprattutto a problemi dal lato dell'offerta, spinge a maggiori importazioni di energia da parte di Francia e Germania, contribuendo a sostenere i prezzi. Il secondo fattore è costituito dai continui massimi a cui assistiamo nel comparto energetico; anche se la debolezza del dollaro, la dinamica più lenta degli oli combustibili rispetto al grezzo e i lag temporali inclusi nelle formule gas aiutano a rallentare il trasferimento dei costi variabili sui prezzi, si tratta di un effetto assolutamente temporaneo. Pertanto, il quadro supporta il rialzo dei prezzi baseload, se non altro per evitare ulteriori compressioni nei margini degli operatori.

A partire dalla metà di ottobre le quotazioni del grezzo non hanno fatto altro che crescere in maniera incontrollata, con il brent che è passato dai 76 ai 95 usd/bbl, di gran lunga il prezzo più alto di tutti i tempi; un incremento del 25% in circa 20 sedute.
Un balzo di queste proporzioni non può certo essere spiegato da un singolo fattore e per cercare di individuarne le cause e le possibili evoluzioni sarà necessario estendere l’analisi dai fondamentali ai meccanismi dei mercati finanziari.

Nelle nostre precedenti analisi avevamo ravvisato un rischio di insufficienza dell'offerta di grezzo (causato dai tagli alla produzione da parte dell’Opec), i cui effetti però pensavamo si sarebbero dispiegati nel mese di dicembre. In realtà i primi segnali sono comparsi ad ottobre, prima con un rallentamento nella costituzione degli inventari, e poi addirittura con una loro continua erosione. Il tutto in una fase stagionale di minore domanda. Questo è stato un elemento decisivo nel creare una forte preoccupazione da parte degli operatori, che hanno cominciato a comprare in gran quantità per il rischio di un aggravamento della situazione, considerato l'avvicinarsi della stagione invernale. In questo contesto il confronto tra il governo turco e il partito curdo, in un'area in cui passa un oleodotto che esporta grezzo iracheno, ha contribuito a rendere il mercato ancora più irrequieto, nonostante il volume dell'attività dell'oleodotto sia modesto.

Data la tensione emergente sui fondamentali, i fondi di investimento hanno effettuato acquisti enormi di futures, contribuendo a generare un'ulteriore forte tensione sui prezzi. Contemporaneamente vi è stata una grande attività di acquisto di opzioni call per un prezzo di esercizio di 100 usd/bbl; chi le ha  vendute, a fronte dell’impetuosa salita dei prezzi, per coprirsi dal rischio ha dovuto comprare futures, contribuendo quindi ad un'ulteriore salita dei prezzi. La prossima settimana scadranno il contratto sulle opzioni e quello sui futures del mese di Dicembre per il grezzo USA denominato WTI, ed è difficile prevedere cosa succederà alle posizioni lunghe detenute dai fondi; l'unica facile previsione è che la volatilità sarà esasperata, perché le opzioni a 100 sono vicine al livello di esercizio. In caso non venga toccato tale livello, gran parte del lungo in futures (che è una sorta di inventario virtuale) potrebbe esser liquidata, portando ad una significativa correzione dei prezzi. Qualora tale livello dovesse essere superato, comunque rimarrebbe una situazione di lungo in futures, che potrebbe essere liquidata in misura inferiore al caso precedente.

In generale sui può quindi dire che la situazione fondamentale è tesa, in gran parte a causa della politica miope dell’Opec, ma ciononostante il grezzo è probabilmente sopravvalutato. Una correzione significativa dovrà intervenire, ma è difficile prevederne il momento. La situazione economica USA appare preoccupante, e con significativi rischi di inflazione, il che contribuisce alla debolezza strutturale del dollaro. Peraltro la politica di allagamento del mercato con dollari ha contribuito alla salita del prezzo del grezzo, e costituisce una manovra certamente rischiosa da parte della Fed. Se non dovessimo assistere presto ad un aggiustamento della bilancia dei pagamenti, il rischio di inflazione e recessione aumenterebbe.