Caso Cirio, le accuse a Geronzi
"Indotti in errore i risparmiatori"
Le condotte attribuite a Cesare Geronzi, per il suo ruolo all'interno della Banca di Roma, avrebbero indotto "in errore gli acquirenti finali, quasi tutti piccoli risparmiatori". E' quanto si legge nel capo d'imputazione contestato all'attuale presidente di Capitalia dai pm Tiziana Cugini, Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli e dal procuratore aggiunto Achille Toro, che indagano sulla Cirio.
In particolare, gli acquirenti sarebbero stati indotti in errore su una serie di circostanze: "sulla solidità economica delle società emittenti e delle societa' garanti; sulle reali finalita' delle operazioni compiute dal gruppo dirigente delle societa' emittenti negli anni 1998 e 1999, d'intesa con istituti di credito, in particolare al momento della vendita e del riacquisto della Cirio Holding ed al momento della cessione della Divisione Latte alla Parmalat con particolare riferimento al trasferimento all'estero di 288 miliardi piu' 64 miliardi per un ulteriore "patto di non concorrenza"; sulla reale destinazione delle somme raccolte con prestiti obbligazionari, somme solo apparentemente destinate a finanziare i pubblicizzati progetti industriali di sviluppo del Gruppo Cirio, in realtà necessarie per abbattere l'indebitamento ormai insostenibile contratto con il sistema bancario in genere e con alcuni istituti in particolare e quindi sin dall'origine diretti a compensare i prestiti elargiti senza sufficienti garanzie, sottacendo infine il particolarissimo conflitto d'interesse sottostante alla negoziazione; sulla concreta capacita' delle stesse di restituire alla scadenza le somme ricevute, inganno facilitato anche dalle false comunicazioni sociali relative al 1998 ed agli anni 1999-2001".
I comportamenti sotto accusa avrebbero, inoltre, procurato "al gruppo Cirio ed agli istituti di credito coinvolti nel collocamento delle obbligazioni un ingiusto profitto consistito: per alcune banche nel percepire le commissioni relative al collocamento dei titoli e nel rientrare in parte o del tutto dei propri crediti verso il Gruppo Cirio, che aveva già chiaramente evidenziato alle stesse di non essere in grado di onorare tempestivamente i propri debiti; per le società del Gruppo Cirio nell'acquisizione del controvalore dei titoli obbligazionari, impiegato, secondo le indicazioni fornite dagli stessi responsabili del Gruppo: - circa la metà per rimborsare le banche finanziatrici, cosi' sostituendo debito con debito; - una parte significativa (190 milioni di euro), se rapportata alla marginalita' dell'attività, per finanziare le perdite della SS Lazio; - una frazione minore per finanziare parte dell'Opa Del Monte (171 milioni di euro); - la parte residua (160 milioni di euro) per investimenti ed oneri gestionali del Gruppo". Per quanto riguarda le parti offese, "portatrici delle obbligazioni", sarebbe stato arrecato loro "un danno corrispondente all'intera somma versata per l'acquisto delle obbligazioni".
Il legale di Geronzi: nel '99 le banche non sapevano di crisi Cirio
Al termine delle cinque ore di interrogatorio di Cesare Geronzi, il suo avvocato difensore Guido Calvi ha dichiarato: "E' consolidata l'idea che nel '99 non c'era alcuna crisi finanzaria della Cirio, e che la Banca di Roma non poteva sapere dello stato di decozione e insolvenza del gruppo agroalimentare. Per cui è da escludere che Cesare Geronzi abbia partecipato a qualsiasi ipotesi di bancarotta". Secondo l'avvocato Calvi il presidente di Capitalia ha fornito ai magistrati "spiegazioni coerenti e plausibili e a questo punto - ha aggiunto - sarà sufficiente proporre una memoria per escludere ogni ipotesi di reato". Per il legale Calvi, che ha sottolineato come durante l'interrogatorio Geronzi abbia potuto contrapporre di non avere avuto "la consapevolezza dello stato di crisi e di insolvenza, crisi arrivata nel 2002, le contestazioni sono state sostanzialmente due". "Una riguarderebbe la Cirio - ha detto l' avv. Calvi - l' altra i bond poiché non abbiamo partecipato se non alle prime due emissioni che sono irrilevanti ai fini dell'ipotesi accusatoria".
