Corte dei Conti: l'economia va male
"Si deve alzare l'età pensionabile"
"La competitività dell'Italia e' in costante regresso": dopo il Governatore della Banca d'Italia, anche il pg della Corte dei conti Vincenzo Apicella denuncia la perdita di concorrenzialità del nostro Paese. Apicella ha comunque riconosciuto al Governo di aver operato un "notevole sforzo per tenere i conti pubblici nel migliore ordine possibile". E, intervendo sul tema delle pensioni, ha sottolinea la necessità di alzare l'età pensionabile.
"Il quadro di fondo della posizione dell'economia italiana nel mondo - ha detto il massimo rappresentante dell'ufficio del pm contabile in occasione del giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2002 - e' decisamente allarmante". Le preoccupazioni di Apicella si sono riferite a vari dati da lui stesso richiamati. "E' fin troppo facile, anche se doloroso, denunciare il principale "dato certo" su cui ormai molti osservatori concordano: almeno dalla metà degli anni '90 l'Azienda Italia sta percorrendo la via di un costante declino, non solo nel mondo, ma anche in confronto con i principali paesi europei".
"In questo quadro - ha fatto rilevare il pg - risulta addirittura sorprendente che il rendiconto generale dello Stato per il 2002 presenti piu' di un risvolto positivo". Il pm contabile si e' riferito al miglioramento del rapporto deficit-PIL (2,3 % rispetto al 2,6% del 2001), alla riduzione dell'incidenza del debito pubblico in rapporto al PIL (106,7 % a fronte del 109,5 % del 2001), al "ridottissimo aumento" delle spese finali impegnate, alla "sostanziale stasi" dell'entita' globale delle spese di parte corrente, alla diminuzione dei residui passivi.
"Peraltro - ha voluto precisare - almeno in parte tali risultati risentono delle prime operazioni di cartolarizzazione di immobili di proprieta' pubblica, e comunque non coprono nella materia il divario con il resto d'Europa". "Fenomeni a parte, ma anch'essi di segno positivo - ha ancora detto Apicella - sono stati quelli della lieve diminuzione della pressione fiscale, scesa al 41,6 % del Pil, rispetto al 41,8 % della media dei paesi dell'Unione monetaria europea, e della significativa crescita occupazionale, che e' stata, in media annua, dell'1,2 %, con 270.000 occupati in piu'".
Queste considerazioni il pubblico ministero contabile le ha formulate dopo aver premesso che quello passato e' stato un "anno travagliato e difficile per l'economia mondiale e per la stessa politica internazionale", un anno che "ha visto poche rose e molte spine". "L'economia nazionale - ha ricordato - ha dovuto scontare una serie di fattori negativi mondiali, quali l'eredita' di un 2001 tutt'altro che soddisfacente, la diminuzione della crescita del PIL nell'economia occidentale e del commercio internazionale, la stasi dell'economia mondiale e, in particolare, il rallentamento della crescita nell'area dell'euro". "Si sono aggiunte - ha proseguito - antiche e recenti difficolta' di origine interna che hanno trovato espressione nei dati forniti dall'Istat, in sede di relazione annuale del suo presidente, e ancor piu' nelle cifre e nelle considerazioni esposte dal Governatore della Banca d'Italia nelle sue piu' recenti considerazioni".
Secondo il PG della Corte dei conti i risultati della gestione di competenza statale per il 2002 non debbono rassicurare sul futuro: "non sono del tutto soddisfacenti e tali da eliminare o attenuare preoccupazioni", perche' sono "pesantemente condizionati da provvedimenti e operazioni di natura non strutturale". Apicella ha comunque riconosciuto al Governo e alle Amministrazioni di aver operato un "notevole sforzo per tenere i conti pubblici nel migliore ordine possibile, pur nella destritta congiuntura tutt'altro che favorevole".
"Si impongono, tuttavia - ha voluto aggiungere - riforme strutturali affinche' in avvenire non si debbano ricercare aggiustamenti dei conti attraverso occasionali operazioni, peraltro nel tempo non ripetibili". Nelle conclusioni della requisitoria una particolare focalizzazione sulla spesa previdenziale: nel nostro Paese l'indice di vecchiaia e' il piu' alto del mondo; "questo fa prevedere che nei prossimi decenni, ove non si metta mano a drastici provvedimenti, la situazione non possa che peggiorare". "Occorre alzare - questo l'appello lanciato - almeno con serrata gradualita', dato anche l'allungamento della vita media delle persone, il tetto di pensionamento di almeno cinque anni attraverso l'introduzione di un sistema di incentivi e disincentivi".
