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Isae, guerra lunga pesa su economia

All'Italia costerà mezzo punto di Pil

05 Mag 2004 - 23:20

I mercati hanno accolto la guerra come un "atto liberatorio", la fine di una lunga fase di incertezza. Incoraggiati anche da importanti fonti economiche che sostenevano: "Dopo il conflitto ci sarà la ripresa economica".
Ma i conti erano stati fatti senza l'oste, come dice un vecchio detto. La guerra lampo si sta rivelando giorno dopo giorno più complessa e insidiosa. Ed ora si rifanno i conti considerando gli effetti economici nefasti del conflitto: riduzioni degli investimenti, cali dei consumi, crisi della mobilità come per il turismo e non ultimo volatilità dei mercati finanziari.

A rielaborare i conti, alla luce dell'attuale guerra in Medio Oriente, è anche l’Isae. Un conflitto prolungato ridurrà la crescita del Pil italiano nel 2003 dello 0,5% sostiene l'istituto.

Se la guerra in Iraq sarà breve, i suoi riflessi sull'economia, scrive l'Isae, non saranno eccessivamente pesanti e in Italia si potrà avere una crescita del Pil nel 2003 dell'1,3%. In caso di conflitto prolungato, invece, si avrà una riduzione di almeno mezzo punto e la crescita del Pil 2003 in Italia si fermerà allo 0,8%.

"L'avvio delle ostilità -scrive l'istituto di analisi economica- ha ridotto l'incertezza che aveva pesantemente condizionato l'inizio del 2003, ma ha anche evidenziato che il conflitto, per quanto possa essere di durata limitata, non ha le caratteristiche della guerra-lampo come alcuni, soprattutto nei mercati azionari, avevano sperato subito dopo l'avvio delle operazioni militari".

Sulla base di queste indicazioni, l'Isae ha rivisto le posizioni delle principali economie industriali in due differenti ipotesi di durata e di costo delle ostilità.

In un primo scenario più favorevole, in cui la guerra si conclude non oltre la metà di aprile, "si determinerebbe un miglioramento nei mercati finanziari analogo, per intensità, a quello sperimentato all'inizio del conflitto, una flessione del prezzo del petrolio verso i 22 dollari alla fine di quest'anno e un rafforzamento del dollaro". In queste condizioni, si produrrebbe un rimbalzo nell'area industrializzata, guidato dagli Stati Uniti che crescerebbero del 2,6% quest'anno e del 3,8% nel 2004. L'area euro si avvantaggerebbe con qualche ritardo del miglioramento del clima internazionale, registrando un incremento del PIL dell'1,2% nel 2003 e del 2,3% l'anno prossimo; la dinamica dell'economia italiana rimarrebbe sostanzialmente allineata a quella dell'Uem in entrambi gli anni. "Allo stato degli andamenti in corso -afferma l'Isae-, consideriamo questo scenario il 'massimo' che ci si può attendere dagli sviluppi congiunturali".

In una seconda ipotesi più pessimistica, ma non "catastrofica", la guerra dura per altri tre mesi, con ripercussioni negative su fiducia, borse e petrolio e una maggiore debolezza del dollaro. In questo scenario, le previsioni verrebbero ridimensionate soprattutto nel 2003, con qualche strascico negativo sul prossimo anno. L'abbassamento dei tassi sviluppo riguarderebbe particolarmente i paesi della coalizione (negli Stati Uniti, sette decimi punto di crescita in meno nel 2003 e tre decimi in meno nel 2004), ma anche l'area euro risulterebbe significativamente penalizzata (cinque decimi e un decimo di minore crescita rispettivamente nel 2003 e nel 2004, con un effetto analogo per l'economia italiana).