La guerra fa tremare il turismo
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La guerra ha già provocato forti danni nel settore del turismo. In queste ore, infatti, si è verificata un'ondata di disdette delle prenotazioni alberghiere soprattutto da parte degli statunitensi. A lanciare l'allarme è il Presidente di fedewralberghi, Bernabò Bocca. Nelle città d'arte si sono toccate punte del 50% in meno ripsetto allo scorso anno. E le previsioni non sono certo rosee: nelle due settimane successive allo scoppio le contrazioni doverebero diminuire del 90%.
Tutto questo, in termini di costi si traduce in una perdita di circa 1.800 milioni di euro. La stima è stata realizzata da Assotravel, Associazione Nazionale delle Agenzie di Viaggi e Turismo, che ha operato sulla scorta dei comportamenti dei consumatori dopo la Guerra del golfo del 1991, dopo l'11 settembre 2001 e dopo la guerra in Afghanistan. Tutto questo, in termini di costi si traduce in una perdita di circa 1.800 milioni di euro. La stima e' stata realizzata da Assotravel, Associazione Nazionale delle Agenzie di Viaggi e Turismo, che ha operato sulla scorta dei comportamenti dei consumatori dopo la Guerra del golfo del 1991, dopo l'11 settembre 2001 e dopo la guerra in Afghanistan.
Considerando un fatturato annuo del settore nel suo complesso di 80.000 milioni di euro e, ipotizzando che la guerra abbia una durata di un mese e non considerando i possibili 'strascichi' terroristici, Assotravel constata che l'effetto della guerra e' gia' una realta'. Infatti, la contrazione del mercato prodotta dalle aspettative di guerra, e' gia' del 40% sul periodo, equivalente ad una perdita di circa 1.600 milioni di euro.
Le aree maggiormente interessate dal crollo del turismo e dalle disdette delle prenotazioni, secondo il presidente di Federalberghi-Confturismo, oltre alle città d'arte sono anche le città d'affari. Ma la novità ulteriormente negativa riguarda il turismo congressuale. Federalberghi rende noto che tutte le multinazionali americane hanno bloccato lo svolgimento di meeting e congressi in Italia e nel mondo. La componente statunitense copre circa il 10% del turismo congressuale italiano, con punte del 20% a Roma e Milano.
"Lo scossone improvviso dato al turismo estero in Italia, -ha dichiarato Bocca- potrebbe a breve produrre contraccolpi sui livelli occupazionali delle imprese turistiche. Basti pensare che nei tre mesi successivi all'attentato dell'11 settembre del 2001 nei soli alberghi e ristoranti si persero poco più di 40 mila assunzioni". E per capire l'importanza del turismo statunitense in Italia, il presidente di Federalberghi-Confturismo ricorda che nel 2000 le spese in Italia furono pari a 2,5 miliardi di Euro, nel 2001 pari a 2 miliardi di Euro e nel 2002 a 1,3 miliardi di Euro".
