La Borsa inglese teme il terrorismo
Pronto piano di emergenza governativo
L'eventualità di una guerra in Iraq "spaventa" il mondo delle istutuzioni finanziarie di tutto il mondo. A Londra la tensione è già alta e il Governo ha già disposto un vero e proprio piano d'emergenza per difendere la City. Infatti, in caso di attacco terroristico alla Borsa londinese, il ministro delle Finanze britannico, Gordon Brown, potrebbe assumere il controllo della Borsa e di tutte le istituzioni finanziarie del paese.
Il terrore di un attacco terrorista "sporco", cioè con armi chimiche, biologiche o addirittura nucleari, in questi ultimi giorni ha attraversato l'Oceano, e dopo aver invaso New York, dove è già scattato un piano d'emergenza per Wall Street, ora invede la capitale britannica. Secondo il Financial Times, il Governo di Tony Blair teme che le conseguenze economiche possano essere ben più gravi di quelle dell'11 settembre. Il piano, che prevede il passaggio della gestione delle istituzione economiche e finanziarie del Paese nelle mani del cancelliere dello Scacchiere Brown, è contenuto in un documento di consultazione del Tesoro britannico.
Pur non avendo precedenti, l'affidamento a Brown di poteri straordinari, tra cui la sospensione delle contrattazioni e il congelamento delle liquidazioni di borsa, eviterebbe, secondo la proposta, il collasso dell'economia della Gran Bretagna "in situazioni estreme". In base alla proposta verrebbero, tra l'altro, cancellati i diritti legali di far causa per mancato pagamento e il controllo di "istituzioni al cuore di importanti reti finanziarie formali come mercati o camere di compensazione" potrebbe essere affidato a ministri del Governo.
Nel documento viene spiegato perche' un attacco che colpisca soltanto alcuni sistemi, possa invece mettere in ginocchio un'intera economia. Se, per esempio, ci fosse "un rilevante sconvolgimento", poco prima della fine del mese, cio' metterebbe a soqquadro il sistema di pagamento delle banche. Le aziende clienti delle banche non sarebbero cosi' in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti, i quali non sarebbero in grado di far fronte agli impegni finanziari, tra cui il mutuo, danneggiando cosi' il settore della distribuzione e quello creditizio. Tali blocchi del flusso di cassa, anche se temporanei, potrebbero generare sconvolgimenti economici allargati. Inoltre, gli investitori stranieri non sarebbero in grado di fare pagamenti o riceverne e perderebbero fiducia in Londra, come centro finanziario, correndo cosi' a vendere la sterlina.
Con il suo intervento, il Governo, si afferma nel documento, porterebbe "un po' di respiro", nell'attesa che entrino in funzione i sistemi di emergenza. La reazione della City alla proposta e' stata mista: la 'British Bankers Association' ha espresso pra, mentre la 'London Investmentn Banking Association' ha detto che sarebbero invece "un fattore di conforto".
