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Nuovo farmaco antitrombosi

Una sostanza sintentica molto efficace

06 Mag 2004 - 00:46

A Milano, nel corso di un importantissimo incontro internazionale: "Piastrine 2003", sul tema delle trombosi e delle terapie per curare le malattie cardiovascolari, è stato presentato un nuovo farmaco che dimezza il rischio di trombosi venosa, rispetto alle terapie tradizionali.

Pier Mannuccio Mannucci, Presidente del congresso milanese e Direttore del Centro per l’emofilia e la trombosi dell’Università di Milano, ha detto, riferendosi alle patologie cardiovascolari, che: "In tutti i Paesi occidentali queste patologie costituiscono il killer n. 1. In Italia interessano ogni anno 500mila persone di cui 100-150mila muoiono oppure restano gravemente invalide".
Ma ora arriva questo nuovo farmaco, il Fondaparinux, novità assoluta per diminuire il rischio della malattia tromboembolica, rispetto alle terapie usate finora.

La trombosi venosa

profonda
, per ampiezza e quantità di diffusione, è la terza malattia cardiovascolare dopo l’infarto e l’ictus; in Italia colpisce circa
100mila persone all'anno e ne uccide intorno alle 12mila
. E’ una malattia silenziosa che non avverte di essere in agguato, ma si manifesta molto spesso dopo interventi di tipo ortopedico.

Le percentuali sono altissime: compare nel 54% delle persone operate all’anca, e ben nel 64% dei casi di protesi al ginocchio. Per limitare per quanto possibile il rischio di trombosi e abbassare le percentuali di danni tromboembolici, il paziente appena operato finora è stato trattato con eparina a basso peso molecolare, tratta da organi suini. "Ma non soltanto i pazienti sottoposti a interventi di chirurgia ortopedica maggiore (protesi d’anca e ginocchio, fratture) sono a rischio di tromboembolismo - dice il prof. Franco Piovella, Direttore del Servizio di malattie tromboemboliche del Policlinico S. Matteo di Pavia - anche la chirurgia addominale presenta infatti rischi di questo tipo, in particolare quella su pazienti affetti da tumore. Ed è una malattia - aggiunge il professore - che colpisce anche i giovani, senza risparmiare gli atleti, che possono sviluppare trombosi in conseguenza di traumi, se affetti da predisposizioni ereditarie o da predisposizioni acquisite."

E in quanto a predisposizione, quella ereditaria nei Paesi occidentali riguarda attualmente il 3-4% della popolazione. Dunque l’arrivo del Fondaparinux, anche se per ora il farmaco è disponibile in Italia solo in ospedale, è stato accolto come un passo avanti decisivo. Si tratta di una eparina di sintesi realizzata artificialmente a partire da cinque molecole di zuccheri (dunque non estratta da organi di maiale), e la sua efficacia è stata provata da quattro studi clinici fatti su 7344 pazienti sottoposti a chirurgia ortopedica agli arti inferiori di: USA, Canada, America latina, Europa, Sudafrica, Australia. Questi studi, condotti in 300 Centri di 24 Paesi, sono stati pubblicati su "The Lancet" e sul "New England Journal of Medicine".
Sui pazienti operati per problemi ortopedici, il Fondaparinux ha dimostrato di prevenire la trombosi con una efficacia del 55% superiore a quella delle eparine tradizionali

Fra poco saranno noti i dati riguardanti il suo utilizzo negli interventi di chirurgia addominale. Il prof. Giancarlo Agnelli, ordinario di Medicina Interna all'Università di Perugia, comunica che si è appena concluso lo studio "Pegasus", di cui è il coordinatore, condotto su 3000 pazienti (500 in Italia).

Nella chirurgia addominale, l’incidenza di trombosi è oggi del 15-20%, e nella maggior parte dei casi, questi eventi provocano una embolia polmonare che può causare la morte del paziente. Ora si spera che tramite le ricerche fatte da "Pegasus" con l’utilizzo del Fondaparinux, emerga che anche per la chirurgia addominale si è ottenuto lo stesso importante risultato avuto in ortopedia, e si arrivi anche qui a un dimezzamento dei casi di trombosi.