Sars, la polmonite killer
L'epidemia che "vola"
La SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Severa), la forma di polmonite virale che si sta diffondendo soprattutto in Cina e nel sud-est asiatico, in Italia fa più paura da quando ha ucciso Carlo Urbani, medico infettivologo dellOrganizzazione mondiale della sanità (OMS) di stanza in Vietnam.
Il virus che provoca questa polmonite non è stato ancora identificato, ma secondo le ipotesi più accreditate si tratterebbe di un paramixovirus o di un coronavirus, o di ambedue in associazione, probabilmente divenuti particolarmente infettivi dopo un passaggio in ospiti animali.
Gli esperti di Humanitas Salute dicono che è infatti già successo - con il virus Ebola che tuttora colpisce in alcune regioni africane, e con il virus di Nipah che ha mietuto vittime i Malesia nel 1999 - che agenti infettivi umani contagiassero animali e quindi tornassero a colpire luomo avendo acquisito, in questo passaggio chiamato in termini genetici "ricombinazione", la capacità di resistere ai farmaci.
E una ipotesi credibile: i primi casi di SARS si sono verificati in Cina nella regione di Canton, in un ambiente rurale dove gli abitanti convivono a stretto contatto con polli, pecore, maiali e altri animali d'allevamento.
Ed è proprio dellultimora lipotesi avanzata dagli esperti cinesi che fanno risalire il paziente n. 0 al prof. Liu Janlun, biologo 64enne che a febbraio, in un laboratorio scientifico di Guangzhou (Cina meridionale, a 150 chilometri da Hong Kong) studiando il virus responsabile di una terribile epidemia che periodicamente colpiva gli animali della zona, sarebbe stato il primo ammalato umano e quindi l "untore". Il primo caso esportato sembra comunque sia stato quello di un uomo daffari americano morto a Hong Kong, che aveva lasciato la regione di Canton con un volo aereo.
E' infatti proprio attraverso i viaggi aerei che il virus si è sparso per il mondo, e il contagio è molto elevato nellatmosfera con aria filtrata dei velivoli. Attualmente i casi censiti sono più di 1.600 e i morti sarebbero una settantina.
In Occidente il maggior focolaio di malattia si è presentato in Canada, a causa della numerosa comunità cinese che vi risiede.
Ma resta Hong Kong il luogo attualmente più a rischio. Laggiù nessuno si sposta senza una mascherina a proteggere il volto da possibili contagi, e le autorità hanno allestito campi di quarantena.
Attualmente non esiste una cura precisa per la SARS, e i medici di Hong Kong hanno ottenuto buoni risultati solo usando una tecnica primordiale di vaccino: trattare i pazienti con siero estratto da malati guariti. Si tratta di una tecnica che ha lo scopo di stimolare le difese immunitarie del paziente, adoperata quando non si conosce lagente che causa la malattia.
I maggiori laboratori di infettivologia del mondo sperano di poter isolare lagente responsabile nel giro di qualche settimana. Non servirà, per ora, a curare i pazienti, ma faciliterà la diagnosi fornendo un test sicuro per discriminare questo tipo di polmonite da altre più benigne.
Come tutte le polmoniti, la SARS si manifesta con tosse, difficoltà di respirazione e febbre alta; talvolta anche con cefalea, rigidità muscolare, malessere, diarrea. Non è quindi facile distinguerla, inizialmente, anche dalla banale influenza.
Il contagio avviene per lo più attraverso goccioline di saliva espulse dal malato, ma quasi certamente anche per via aerea e probabilmente attraverso le mani. E quindi importante lavarsi le mani se si è stati in contatto con possibili malati, e comunque sempre dopo essere stati in luoghi pubblici e su mezzi pubblici.
Secondo lOMS, sono considerati a rischio: Cina, Singapore, Vietnam e Canada, e a rischio sarebbe chiunque sia stato in quei paesi, o vicino a persone da lì provenienti in questo periodo. Viaggiatori che presentino i sintomi di cui sopra devono ritenersi potenzialmente contagiosi e devono essere ricoverati.
Tutte le persone che ne condividono labitazione o il luogo di lavoro devono fornire alle autorità competenti il loro recapito, evitare i luoghi affollati e i mezzi pubblici, e recarsi in ospedale al minimo sospetto di aver contratto la malattia. Le mascherine chirurgiche limitano la possibilità di essere contagiati, ma nei casi di sospetta SARS sono consigliate speciali maschere filtranti, utilizzate prevalentemente in ambito ospedaliero o, ancora meglio, le speciali maschere per polvere tossica, disegnate per proteggere dalla polvere damianto, che secondo il parere del prof. David Bromwich della Griffith University di Brisbane se indossate correttamente offrono un alto livello di protezione respiratoria.
Anche il Ministero della Salute italiano ha recepito le norme suggerite dallOMS: è bene sapere che sono state messe in atto misure di controllo sugli aerei, e che i medici aeroportuali sono autorizzati a effettuare controlli sanitari su persone sospette di infezione e sugli altri passeggeri del volo. Ed è importante tenere presente che in questo periodo un volo aereo internazionale può trasformarsi, nel migliore dei casi, in una fonte di preoccupazioni e fastidi, e che è più prudente rimandare un viaggio verso le zone a rischio, quando quel viaggio non sia proprio indispensabile.
