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La meningite vista da vicino

Ceppi, contagio, cure e vaccino

03 Mag 2004 - 20:40

Quando arrivano le epidemie influenzali, aumentano i casi di meningite, e la diagnosi deve essere immediata perchè si tratta di una malattia contagiosa – i microrganismi che causano la meningite possono essere trasmessi attraverso secrezioni respiratorie emesse dal portatore con la tosse, gli starnuti o conversazioni prolungate, oppure in seguito a traumi cranici o a ferite penetranti del capo - e molto, molto pericolosa se non si interviene precocemente con cure appropriate. La tempestività con cui si procede può infatti abbassare il rischio di morte al di sotto del 15%.

La meningite consiste nell'infiammazione delle meningi,  le tre membrane che avvolgono e proteggono il sistema nervoso centrale (il cervello, il midollo spinale e il fluido cerebrospinale - liquido di norma incolore e trasparente che circonda il cervello, il midollo spinale e le radici dei nervi periferici), in risposta ad un'infezione batterica o virale. Dunque, è una infezione che può essere dovuta a batteri o a virus.

Di solito, la meningite virale pur essendo più frequente è meno grave, mentre quella  batterica è molto più seria, addirittura fatale se non viene diagnosticata in tempo. Individuare il ceppo batterico è fondamentale per elaborare una terapia antibiotica efficace in grado di risolvere velocemente la malattia. Gli agenti batterici più diffusi sono, attualmente, Neisseria meningitidis (meningococco), Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae.

Quest’ultimo prima del 1990, cioè prima che il vaccino fosse incluso tra quelli raccomandati, era la principale causa della meningite batterica. In Italia a tutt'oggi il patogeno più frequentemente identificato è stato lo Pneumococco, seguito a breve distanza dal Meningococco ed infine dall'Emofilo, ma la distribuzione dei tre principali tipi di meningite è notevolmente diversa a seconda dei gruppi di età considerati.

Sui vaccini abbiamo chiesto qualche spiegazione in più al prof. Giuseppe Titti, primario dei reparti di Pediatria e Neonatologia all’Ospedale Grassi di Ostia: “La vaccinazione non è obbligatoria, ma solo consigliata. Bisogna infatti sapere che esistono tre vaccini contro la meningite: antiemofilo, antimeningocco e antipneumococco, ma non danno una protezione assoluta” spiega il professore “perché funzionano solo per alcuni antigeni del ceppo batterico e non per tutti. In realtà c’è un pool di batteri che possono agire quando le condizioni dell’organismo 'calano', e quindi non è detto che, vaccinando un bambino, lui poi sia immune da una meningite magari portata da un altro microorganismo”.

Sempre meglio una copertura parziale che niente, dice comunque il professore, ma è importante conoscere la situazione reale. “Per i bambini è comune il vaccino esavalente, che comprende anche l’antiemofilo, che comunque funziona solo fino ai due anni d’età. Ed è in ogni caso bene vaccinare i soggetti a rischio – quelli con tendenza ad ammalarsi spesso, e che frequentano asili – pero’ non bisogna dimenticare che la meningite può essere causata da vari batteri, per esempio anche quello della tubercolosi la provoca, e da parecchi virus”.

Vengono colpiti dalla meningite per lo più bambini o giovani fino ai 20 anni; per gli anziani il rischio di contrarre la malattia è molto più basso.

Per fortuna, nei paesi occidentali l’infezione colpisce sporadicamente, ma le epidemie di meningite sono ancora comuni nei paesi in via di sviluppo.

Per la meningite batterica, il periodo di incubazione, il grado di contagio e la durata del trattamento, sia per il malato che per le persone che sono state in contatto con lui, dipendono dai batteri responsabili della malattia: gravità, decorso e prognosi della infezione, sono strettamente connessi alla virulenza del microorganismo in causa e alla reattività immunitaria dei soggetti a rischio. Comunque, tutte le persone che sono state in contatto con un ammalato di meningite, devono prendere l'antibiotico come misura preventiva.

In casi sospetti bisogna iniziare una terapia antibiotica specifica per le diverse classi di età, ancor prima di avere gli esiti di laboratorio. In dosaggi diversi, si somministra a tutti i pazienti l'ampicillina e, in alcuni casi, in aggiunta o in alternativa, cefalosporine di terza generazione. Una volta identificato il ceppo batterico in coltura, si modifica opportunamente la cura.

I segnali iniziali della malattia sono tipici, ma non immediatamente riconducibili alla patologia
: forti dolori alla testa, sensibilità accentuata alla luce, ai rumori, febbre alta, nausea, vomito, rigidità del collo e comparsa di macchie rosse sulla pelle.

Nei bambini al di sotto dei 2 anni e nei neonati, i sintomi sono più difficilmente individuabili: per questo, alle prime avvisaglie - che possono essere confuse con infezioni influenzali - è assolutamente necessaria la visita di un medico e procedere verso una diagnosi più precisa.

La meningite può essere: fulminante quando il tempo medio fra l'inizio dei sintomi e la evidenza della meningite è di 9.5 ore, e si ha una evoluzione rapida fino al coma e allo stato di shock.

Acuta: con esordio e sviluppo nel corso di ore o di pochi giorni. Subacuta: con decorso lento ed insidioso, più prolungato con segni meningei sfumati che talora non richiamano l'attenzione del medico. Decapitata: forma il cui decorso è attenuato per il precoce intervento con terapia antibiotica. Ricorrente: con ripetuti episodi anche a distanza che sono l'espressione generalmente di una carenza nelle difese antibatteriche immunologiche dell’organismo “ospite”.

Quando la meningite è provocata da patogeni virali (enterovirus, herpesvirus, virus della parotite), la ricerca di anticorpi antivirali può richiedere un periodo di attesa relativamente lungo ma nella maggior parte dei casi per curarsi non è necessario il ricovero ospedaliero, e l'approccio terapeutico è rivolto ai sintomi tipici della malattia. Si prescrivono quindi analgesici, antipiretici e il paziente viene tenuto a riposo in ambienti poco luminosi.

Il periodo di incubazione della meningite virale varia dai 3 ai 6 giorni, ma è contagiosa soltanto durante la fase acuta della malattia.