Dai tavolini di un ristorante romano a Palazzo Chigi, candidando Sigfrido Ranucci alla guida del “campo largo”, Valter Lavitola si immaginava spin doctor. Gestendo l'immagine del conduttore tv, "voleva", scrive il gip nelle carte dell'inchiesta, "garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano”. E l’operazione passa anche da un sondaggio sulla popolarità di Ranucci, per farne il candidato perfetto per il centro sinistra. Un'idea che lo stesso Ranucci sembra non disdegnare: quando Lavitola gli sottopone le possibili domande, lui risponde: “L’ho visto ma va integrato”. E sul parterre del centrosinistra: “Hai visto che nomi improbabili, la gente è disperata”.
