Speciale La strage di Crans-Montana
"Non sono soddisfatta delle autorità"

Crans-Montana, parla la madre di una vittima: "Ho perso il sangue del mio sangue, è troppo presto per parlare di memoriale"

Rabbia anche nelle parole della madre della cameriera che ha inconsapevolmente"appiccato il fuoco: "Vorrei vedere Jessica Moretti, ma si tira indietro ogni volta"

02 Nov 2026 - 11:43
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"Soddisfatta delle autorità? No". A parlare è Laetitita Brodard-Sitre, madre di una delle vittime del rogo del Constellation di Crans-Montana. "Non c'è soddisfazione, non sono soddisfatta già solo per quanto riguarda il rivestimento del Constellation", afferma la madre del giovane svizzero Arthur, riferendosi al progetto del Comune vallesano di rivestire l’ex discobar, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone (tra cui suo figlio) e 115 sono rimaste ferite, con una palizzata in legno e una tettoia provvisoria, decorata con stelle. "Quella copertura è un modo per nascondere ciò che è successo, per nascondere i volti delle 41 vittime, per nascondere il volto di mio figlio e per abbellire un luogo in cui si è verificato un omicidio per negligenza. Quindi no, non sono soddisfatta delle autorità su questo punto. Mi aspetto già che non si possa cominciare a parlare di un memoriale dopo soli nove mesi. Oggi sono passati dieci mesi e un giorno, ho perso il sangue del mio sangue. Non si può cominciare a parlare di un memoriale adesso. No, siamo all’inizio delle udienze, che sono un procedimento. Quindi parlare già di un memoriale e poi nascondere ciò che è successo non è possibile, non è accettabile né comprensibile". 

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Poi, è la volta di Astride Panine, madre di Cyanne, la cameriera morta dopo aver inconsapevolmente appiccato il fuoco con una candela pirotecnica. "Io per ora non posso parlare", racconta, "siamo qui per i nostri figli. In ogni caso, contano solo i nostri figli e non molleremo mai per loro. Tutto qui". Quando una giornalista le chiede se è pronta a vedere Jacques Moretti, la donna risponde che non è lui che vuole incontrare ma Jessica, sua moglie, finora però irreperibile per le famiglie delle vittime: "Non ho paura di lui, lo conosco, l’ho visto per quattro anni. Quindi mia figlia ha lavorato per quattro anni. Non è lui che voglio vedere, è Jessica, ma lei si tira indietro ogni volta. E sono qui per i miei figli, per tutte le vittime e anche per tutti i feriti, perché conosco alcune vittime molto vicine a me che stanno soffrendo tantissimo e che non hanno più le dita, né le orecchie, né nulla".