Attentato a Trump, la sorella di Allen: "Voleva fare qualcosa per il mondo"
"Per questo faceva dichiarazioni estremiste". Il protagonista della sparatoria è accusato di aggressione e uso di arma da fuoco durante un crimine violento
di Isabella Josca"Cole voleva fare qualcosa per i problemi del mondo, per questo spesso faceva dichiarazioni estremiste e politicamente radicali". Le parole della sorella di Cole Tomas Allen accompagnano il protagonista della sparatoria alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca fino al tribunale federale di Washington per la prima apparizione davanti a un giudice per la formalizzazione delle accuse: aggressione a un agente federale e uso di arma da fuoco durante un crimine violento. Ma non sono escluse altre incriminazioni, ha sottolineato la procuratrice di Washington, a partire da tentato omicidio.
"Assassino gentile": così Allen si è definito nel suo manifesto ora al vaglio degli investigatori, parola per parola. Dalle accuse a Trump – "non voglio pagare per i suoi crimini" – fino alle scuse alla famiglia, ripetute, si dice, anche al momento dell’arresto quando era lì, steso a terra, faccia in giù, pochi istanti dopo aver superato di corsa i varchi di sicurezza. Aveva pianificato il viaggio con cura: da Los Angeles a Chicago a Washington in treno. Alloggiava nell’hotel dove si teneva il gala dei media e in camera aveva nascosto le armi regolarmente acquistate. Per giorni il 31enne californiano aveva studiato la macchina dei controlli all’ingresso del salone delle feste. "Siamo sconvolti" hanno raccontato alcuni ex studenti di Allen, ingegnere e insegnante modello fin qui raccontato da amici e vicini di casa come persona equilibrata e intelligente. Si lavora a un profilo completo dell’aggressore e verranno rivisti i protocolli della sicurezza presidenziale, ha annunciato il capo dell’FBI Kash Patel, elogiando il coraggio di Trump. "Non ho avuto paura", ha detto il presidente, per la terza volta sotto tiro.
