circa 154 milioni di euro al giorno

Greenpeace, con guerra in Iran 36 miliardi extra-profitti per industria petrolifera Ue

In Italia 5,06 miliardi, terza nell'Unione per impennata dei prezzi diesel e benzina

29 Ott 2026 - 08:10
 © Istockphoto

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Dall'inizio della guerra in Iran, nell'Unione europea l'industria petrolifera ha realizzato 36 miliardi di euro di extra-profitti grazie all'impennata dei prezzi del diesel e della benzina, pari a una media di circa 154 milioni di euro al giorno. In Italia l'industria petrolifera ha realizzato 5,06 miliardi di extra-profitti (21,7 milioni di euro al giorno) posizionando il nostro Paese al terzo posto nell'Ue, dietro a Germania e Francia. In Italia ha pesato particolarmente l'aumento del prezzo del diesel, di 24,8 centesimi al litro. È quanto emerge da una nuova analisi commissionata da Greenpeace Germania, che mette a confronto i prezzi del greggio e quelli alla pompa di diesel e benzina (al netto di tasse e accise) nell'Unione europea prima e dopo lo scoppio del conflitto in Iran. L'associazione ambientalista chiede ai governi europei di introdurre una tassa permanente sui profitti delle compagnie petrolifere e del gas e di usare il gettito per ridurre le bollette energetiche e accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili. Lo studio di Greenpeace Germania rivela che, tra il 1 marzo e il 19 ottobre, nell'Unione europea i prezzi del gasolio al netto delle imposte sono aumentati in media di 22,7 centesimi al litro, mentre quelli della benzina sono aumentati di 13,3 centesimi. Questa differenza rappresenta l'extra-profitto che le compagnie petrolifere intascano alla pompa, dal momento che i costi di produzione, raffinazione e distribuzione sono rimasti pressoché invariati, afferma lo studio. La guerra in Iran e la crisi in Medio Oriente vengono perciò utilizzate come pretesto per applicare aumenti record dei prezzi del carburante a spese delle persone. Greenpeace Italia chiede al governo Meloni di "abbandonare rapidamente le fonti fossili e di introdurre una tassa permanente sui profitti dell'industria fossile e di quella militare, anziché farsi ingannare da operazioni di facciata come quella orchestrata da Eni per distrarre l'attenzione dai suoi enormi profitti".