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Viaggi
13.4.2012

Da Volterra a San Gimignano

Paesaggi magici amati dal grande cinema

foto Ufficio stampa
Volterra, "la città sospesa, la città di vento e di macigno", come la definì Gabriele D’Annunzio (da "Forse che sì forse che no"), è uno scrigno etrusco nel cuore della Toscana, amato da artisti e registi per i suoi straordinari paesaggi e per le ricche tracce storico-architettoniche lasciate qui dall’uomo da millenni. In questo scenario si trova uno fra i più piacevoli percorsi per il viaggiatore a due o quattro ruote, ovvero quello che da Volterra conduce a San Gimignano, su strade le cui curve morbide vanno affrontate con la lentezza propria dell’ozio.  
Da quelle di Luchino Visconti (“Sandra”) a quelle di Ermanno Olmi (“Cammina cammina”), fino a quelle dei recenti vampiri di Twilight (“New Moon”), le pellicole girate a Volterra sono lunghe chilometri. Perché è uno scorcio di Toscana caratteristico quello che gli occhi si trovano di fronte: Volterra, le mura millenarie, i casolari incorniciati fra ulivi centenari e i filari di cipressi che sottolineano le creste delle valli di Cecina e d’Era, le colline in parte verdi in parte color giallo bruno dell’argilla delle cosiddette balze. 
 
La partenza è da piazza dei Priori, cuore della città, piazza medioevale di grande effetto, chiusa da austeri edifici, su cui si impone il bellissimo palazzo dei Priori, ovvero il più antico palazzo comunale della Toscana; e poi il Palazzo Vescovile, originariamente adibito a granaio pubblico, la torre del Podestà, che dal XVI secolo è stata utilizzata come residenza, il palazzo Incontri e il Duomo. Prima di allontanarsi da Volterra è indispensabile fare una tappa all’area archeologica (Vallebuona e Parco Enrico Fiumi) di quella che fu nobile e altera capitale di una delle lucumonie etrusche del V secolo a.C., poi città romana (ulteriori dettagli su www.provolterra.it), infine borgo medioevale. La Porta all’Arco è parte delle mura di 2500 anni fa come Porta Diana, uscendo dalla quale il viaggiatore vede aprirsi davanti agli occhi un esteso panorama; la strada scende con decisione fino a Prato D’Era. Da qui inizia una strada bianca che val la pena di percorrere anche se rallenterà ulteriormente il già disteso ritmo dell’escursione. Sono 10 chilometri di campagna, fra prati e casolari sparsi, una suggestione incantata, a tratti solitaria, misteriosa.  
foto Ufficio stampa
A proposito di misteri si narra che Volterra avesse un secolare rapporto con la magia: pare che le streghe più potenti della penisola si ritrovassero per i rituali dei Saba appena fuori dalle mura etrusche al masso di Mandringa (ancora oggi se ci si addentra fra le rocce nella grotta si raggiunge la sorgente con l'acqua più buona di Volterra). In effetti questo territorio mutua parte del suo fascino straordinario, e al tempo stesso inquietante, all’impronta enigmatica della civiltà etrusca, quella per intendersi che in ogni forma d’arte coeva è rappresentata dall’emblematico sorriso beffardo della gente etrusca. Pensiamo al noto Apollo di Veio. Il viaggiatore che fosse incuriosito da questa arcana vocazione volterrana potrebbe approfondirla nel tour guidato che conduce fra i misteri toscani: http://unconventionalitaly.it/mystery-tuscany-tour.
 
Procedendo per il nostro itinerario sulla strada bianca si costeggia la riserva naturale di Montenero fino ad arrivare al borgo medievale di Sensano: da prendere in considerazione una piacevole sosta nel centro storico. Proprio a Sensano si trova una strategica e rilassante sistemazione per il viaggiatore che intenda esplorare la zona senza rinunciare al relax e al benessere in una villa del XVIII secolo, recentemente ristrutturata, immersa in un parco da cui si gode un panorama sulle colline del Chianti (www.villasensano.it). Dopo Sensano ci si dirige a sinistra verso Camporbiano, dove si rientra sulla strada asfaltata diretti a San Gimignano (S.P. 63 poi S.P. 69). Un po’ di saliscendi e poi la strada lascia sulla sinistra gli scavi di una necropoli e la pieve romanica di Cellole (dove sarebbe consigliabile fare una fermata) finché, dopo aver superato la deviazione per Certaldo, si giunge ai piedi delle mura di San Gimignano e alla Porta San Matteo, da cui si entra nel centro storico. 
 
A questo punto val la pena di proseguire a piedi: è una camminata breve ma senza tempo quella che ci guida verso piazza del Duomo. Di San Gimignano ci sorprendono le tante alte torri medievali e l’atmosfera da salotto che mette a proprio agio in ogni stagione. Proprio vicino al Duomo è da provare il gelato della Gelateria di Piazza (www.gelateriadipiazza.com), ma se il viaggio ci ha messo appetito sarà necessario accomodarsi ad un tavolo apparecchiato per poter assaporare piatti tradizionali come la ribollita e il cinghiale, e bere un bicchiere della migliore Vernaccia di San Gimignano, meglio se all’aperto, al tepore delle giornate di primavera (trattoria Le Vecchie Mura, www.vecchiemura.it). Da visitare certamente il Museo di Criminologia medievale (sono esposti anche strumenti di tortura e pena capitale) e la superba Collegiata. 
 
Quando l’ora lo impone si riprende la via del rientro verso Volterra. Si scende sulla S.P. 47 fino al ponte sul torrente Riguardi, costeggiando la Riserva naturale di Castelvecchio, dopodiché si arriva a Castel San Gimignano. Il paesaggio è ondulato come quello incontrato all’andata, ma più urbanizzato; in lontananza, in caso di perfette condizioni atmosferiche, non è impossibile vedere i fumi dei soffioni boraciferi di Larderello (nei pressi di Pomarance); dopo aver superato Roncolla ci si immette sulla strada per Volterra che, in gran pendenza, riporta il viaggiatore alle mura della cittadina etrusca. Qui ci sono dei laboratori di lavorazione dell'alabastro: ormai pochi artigiani tramandano di generazione in generazione un'arte antica che da sempre costituisce una grande risorsa ed un simbolo (quando non un inconfondibile souvenir) della città. 
Nadia Baldi
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