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Francesco De Gregori: "La musica è un lavoro e il suo mondo va tutelato"

Il cantautore romano, ospite al Medimex di Bari, parla a tutto campo, dalle difficoltà dell'industria musicale alla sua carriera

- "La musica è lavoro". Francesco De Gregori fa suo lo slogan che accoglie i visitatori del Medimex, la fiera dell'innovazione musicale in corso a Bari. Il cantautore romano è stato ospite, premiato dall'Academy Medimex e poi protagonista di un incontro con il pubblico. "Che chi fa musica non lavori - ha detto De Gregori - è una vecchia barzelletta che non voglio più sentire. La musica va tutelata e con essa tutto il mondo che le gira intorno".

 

 

 

 

 

 

    Completo nero e cappellino, il "Principe" si è prestato a una lunga intervista condotta da Ernesto Assante (con Gino Castaldo direttore artistico della manifestazione), di fronte a una grande sala gremita di fan, curiosi e addetti ai lavori. Un excursus a tutto campo, dalla sua carriera, al rapporto con il pubblico fino ad affrontare uno dei temi caldi di questa terza edizione del Medimex, ovvero lo stato di salute dell'industria musicale.

    De Gregori ha voluto porre l'accento sull'intero universo musica, a partire dai pregiudizi che bisogna spazzare via. "Spesso fare il cantante non viene considerato un lavoro - ha detto -, i commenti che senti sono del tipo 'sempre meglio che lavorare'. A parte che non è così, e non vorrei più sentire di queste cose, ci si dimentica sempre che oltre ai cantanti c'è chi fa promozione, chi stampa i dischi, chi monta i palchi, chi si occupa delle luci... ci sono moltissime persone che lavorano in questo settore, ed è indispensabile rispettarle e tutelarle. Quando la musica va in crisi non patiscono solo i cantanti che vendono meno dischi, ma soffrono tutti quelli che lavorano intorno a loro".

    Un incontro rilassato e dai toni intimi, dove De Gregori ha parlato di tutto, dagli artisti che lo hanno più influenzato ("L'ammirazione sconfinata per De André mi ha convinto a provare a fare questo mestiere. E poi Bob Dylan"), all'abitudine spesso criticata di stravolgere in concerto i suoi pezzi più famosi ("Oggi sono un uomo completamente diverso rispetto a quando li ho scritti, è diverso il contesto e sono cambiati i musicisti che suonano con me. Rifare esattamente gli arrangiamenti dei dischi sarebbe fasullo. Sono ben felice se i fan in platea cantano le canzoni nella versione originale, basta che non si chieda a me di farlo").

    E poi una parentesi ampia per sfatare un falso mito, quello del De Gregori lupo solitario. Pochi come lui in Italia hanno collaborato attivamente, tanto in fase di composizione quanto di produzione, con colleghi. Da Ivano Fossati ("Credevo fosse il produttore giusto per dare al mio disco il suono che avevo in mente") a Fabrizio De André ("In quel caso mi sono sentito unto dal signore. Era il mio idolo"). Con una menzione d'onore per Lucio Dalla, al cui nome parte un applauso spontaneo dalla platea. "Sono molto contento di questo applauso - dice De Gregori -, Lucio si sarebbe molto divertito in questo contesto. Con lui c'è stato un feeling speciale, in studio e in concerto, tanto che abbiamo ripetuto quell'esperienza a trent'anni di distanza dalla prima".

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