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La Diretta

Cdm: ok riforma credito cooperativo, ma nel decreto non ci sono i rimborsi

"Non cʼè stato nessun slittamento o rinvio - ha spiegato Renzi -. La legge di Stabilità prevede già un percorso"

Cdm: ok riforma credito cooperativo, ma nel decreto non ci sono i rimborsi

Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma del credito cooperativo. Lo ha annunciato Matteo Renzi. Quanto alle norme, stralciate dal maxi decreto, relative ai rimborsi per chi ha perso i soldi col fallimento delle quattro banche il premier ha spiegato che "non c'è bisogno di un decreto legge, perché la legge di Stabilità già prevede un percorso".

"Non c'è stato nessun slittamento o rinvio", ha assicurato Renzi, ma la scelta "di non modificare leggi che sono già attive. Si tratta di aspettare il dpcm e il decreto ministeriale che sono sostanzialmente pronti e saranno presentati nei prossimi giorni".

La riforma del credito cooperativo - La riforma delle Banche di credito cooperativo prevede sostanzialmente che tutte gli istituti di questo tipo, che sono poco meno di quattrocento, debbano stare dentro un unico grande gruppo. Chi vorrà uscirne dovrà avere almeno duecento milioni di euro di riserve e dovrà pagarne 40 allo Stato.

"Essenzialmente il piano prevede l'idea di un gruppo che ha un patrimonio minimo di un miliardo, il che rende il gruppo molto solido - ha spiegato Renzi -. Ragionevolmente ci sarà un gruppo che costituirà un grande ombrello di salvataggio e di coesione per tutte le Bcc che decideranno di stare dentro. Il modello delle Bcc rimane ma devono stare dentro un sistema che avrà maggiore forza e solidità".

"L'Italia ha bisogno di banche un po' più grandi" - "Ci auguriamo" che la riforma delle banche popolari "sia recepito nel modo più intelligente e innovativo possibile dai singoli soggetti delle banche popolari: spero possano rapidamente fondersi, unirsi, aggregarsi, nel rispetto della loro autonomia", ha quindi concluso Renzi sottolineando che "l'Italia ha bisogno di banche un pochino più grandi".

Renzi: "Sistema bancario italiano è solido" - Tutto questo, ha sottolineato il premier, non è legato a una debolezza delle banche italiane. "Non siamo preoccupati per il sistema italiano", ha detto, ma con le nuove misure "diamo però un ulteriore strumento ai banchieri per fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per consolidarsi ulteriormente".

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