Un tracollo. Il mercato italiano dell’auto è in crisi profonda e basta qualche numero per accorgersene. A marzo sono state immatricolate 138.137 vetture, 50 mila in meno del marzo 2011, per un calo del 26,7%! Nel primo trimestre 2012 sono state vendute 406.907 nuove auto, il 21% in meno rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso. E le prospettive sembrano ancora peggiori, con l’aumento al 23% dell’IVA a settembre.
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A colpire il mercato auto italiano sono più fattori, scatenatisi insieme: il balzo incontrollabile dei prezzi dei carburanti, l’aumento delle assicurazioni RC Auto, l’assenza di credito alle imprese e dulcis in fundo, lo sciopero delle bisarche. Per il Presidente dell’Unrae Jacques Bousquet si tratta di “un mix letale”. E dire che il primo trimestre è di solito il migliore dei quattro che compongono l’anno solare. Se aggiungiamo la recessione in atto (il PIL ha segnato – 1,6% nel primo trimestre), c’è poco da sperare in un mercato che si risollevi da solo, senza cioè incentivi né riforme strutturali.
Neanche il superbollo ha avuto e avrà effetti positivi. Si comprano meno auto di lusso e anzi lo Stato perderà anche in termini di minor gettito d’IVA (si parla di 2,3 miliardi di euro in meno nelle casse dell’Erario). A marzo il mercato italiano è tornato sui livelli del 1965 e va male anche l’usato: i passaggi di proprietà sono diminuiti dell’8,2% a marzo e del 10% nel primo trimestre. Le conseguenze saranno drammatiche anche sul fronte occupazionale: l’Unrae stima in 10 mila i posti a rischio tra il personale di vendita e assistenza di concessionarie e officine ufficiali.
L’Unrae – Unione che raggruppa le Case auto straniere – chiede al governo quattro mosse di intervento per risollevare la situazione. Per le famiglie occorre un piano triennale volto al rinnovo del parco auto circolante, con sconti da 800 a 5.000 euro in base alla riduzione delle emissioni nocive. Per le imprese occorre applicare le norme europee sulla fiscalità delle auto aziendali, con l’integrale deducibilità e detraibilità dell’IVA e nessun tetto al valore ammortizzabile dei veicoli. Per il settore del lusso, va abolito il maxi-bollo che ha causato la fuga da questo tipo di veicoli. Infine, per lo Stato, va perseguita l’evasione di chi non paga la tassa di possesso, un miliardo di euro sui 5,6 miliardi incassati secondo l’Unrae.
