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Che Guevara, 50 anni fa moriva il simbolo della rivoluzione cubana

Il 9 ottobre 1967 il guerrigliero, scrittore e medico argentino veniva catturato e ucciso dallʼesercito boliviano in un villaggio. Dopo la sua morte, divenne unʼicona dei movimenti rivoluzionari di sinistra

9 ottobre 1967, villaggio de La Higueira, su un altopiano sperduto della Bolivia. Una quindicina di case, venti al massimo. Qui, esattamente cinquant'anni fa, Ernesto Guevara detto "Che" veniva catturato e giustiziato dall'esercito boliviano, assistito da forze speciali statunitensi. Erano quasi le sei del mattino e si era spenta la stella più luminosa della rivoluzione cubana. Dal 1965 aveva cominciato a viaggiare in altri Paesi per guidare il popolo nell'insurrezione contro il regime.

Cinquanta anni fa la morte di Ernesto Che Guevara

Quella morte sanguinaria e annunciata proiettava il Che direttamente nel Pantheon dei grandi protagonisti della storia, fissando la sua immagine in un'istantanea "eternamente giovane".

La nascita a Rosario (in Argentina), la diagnosi di asma, la passione per gli scacchi, il Movimento del 26 luglio, i "diari della motocicletta", la laurea in medicina, i matrimoni con Hilda Gadea e Aleida March Torres, la rivoluzione con Fidel Castro, la guerriglia in Congo e in Bolivia. E la morte, certo. Tutto è entrato a far parte del mito di un "santo laico", divenuto un'icona dei movimenti rivoluzionari di sinistra.

La laurea e l'esperienza in Guatemala - Durante gli studi, culminati nella laurea del 12 luglio 1953 presso l'Università di Buenos Aires, Guevara fu testimone coi suoi occhi delle ingiustizie della povertà di massa. Influenzato dalla lettura di Marx, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. Giunto in Costa Rica, dove conobbe Fidel Castro, partì poi per il Guatemala, dove invece incontrò Hilda Gadea. Il colpo di Stato contro il presidente Jacobo Arbenz Guzmán, a capo di un governo populista affamato di riforme e ammirato dal Che, consolidò l'opinione di Guevara che gli Stati Uniti fossero una potenza imperialista, nemica dei governi intenzionati a ridurre le disparità economiche nei Paesi in via di sviluppo.

La rivoluzione cubana - I tempi per mettere in atto la rivoluzione erano maturi. In Messico, nel 1954, il Che strinse un sodalizio con vari esiliati politici cubani e aderì al movimento rivoluzionario che voleva destituire il dittatore cubano Fulgencio Batista. Inizialmente doveva soltanto prestare servizio in qualità di medico, ma dopo l'addestramento militare si distinse per bravura e capacità. Nel luglio 1957 Fidel lo nominò comandante della seconda colonna dell'esercito guerrigliero. Le sue truppe accolsero un gran numero di rivoluzionari, infuocate dalle parole e dal carisma del trentenne medico argentino.

Il 2 gennaio 1959 la colonna del Che entrò nella capitale di Cuba, L'Avana, e occupò la fortezza militare "La Cabaña", eretta al tempo della colonizzazione spagnola. La maggior parte dei "suoi" uomini era analfabeta, e così Guevara fondò una scuola per tutti gli ex combattenti. In questo periodo incontrò anche il futuro presidente del Cile Salvador Allende, al quale dedicò il suo libro La guerra di guerriglia: "A Salvador Allende che con altri mezzi cerca di ottenere la stessa cosa. Con affetto, Che".

Che Guevara, le sue frasi più celebri

Nel libro, Ernesto Guevara sostenne il modello di rivoluzione sperimentato a Cuba, inaugurato da un piccolo gruppo di guerriglieri (foco), senza la necessità di ricorrere a grandi organizzazioni che sostenessero l'insurrezione armata (la cosiddetta dottrina del focolaio). Questa stessa strategia, però, sarebbe fallita in Bolivia. Prima di arrivarci, il Che, viaggiatore instancabile, visitò altri Paesi: Repubblica Popolare Cinese, Egitto, Algeria, Ghana, Guinea, Mali, Dahomey, Congo-Brazzaville e Tanzania, con soste in Irlanda, a Parigi e a Praga.

La rivolta in Congo - L'orientamento filocinese di Guevara diveniva sempre più problematico per Cuba, mano a mano che l'economia del Paese diventava sempre più dipendente dall'Unione Sovietica. Proprio nei confronti di quest'ultima, il rivoluzionario argentino manifestò segni di insoddisfazione, soprattutto a causa della decisione di ritirare i missili da Cuba durante la crisi dell'ottobre 1962. Guevara lasciò quindi Cuba e si recò in Congo, "incaricato" da Castro per esportarvi l'istanza rivoluzionaria cubana. Nel Paese africano, il Che offrì il suo sostegno al movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba. La rivolta però fallì per vari motivi, tra cui le faide intestine al fronte rivoluzionario e la sostanziale incompetenza dei combattenti.

Ed eccoci dunque in Bolivia. Qui, nel marzo 1967, ebbero luogo i primi scontri con l'esercito. Era la prova, per il presidente René Barrientos Ortuño, della presenza del rivoluzionario argentino nel Paese. Le truppe boliviane furono informate del suo desiderio: vedere la testa di Guevara piantata su una picca e mostrata nel centro di La Paz. Nonostante alcuni successi, la rivoluzione in Bolivia era destinata a fallire: il Che non aveva infatti previsto l'intervento degli Usa a favore del regime e il mancato appoggio degli oppositori locali del governo. La caccia a Guevara in Bolivia fu guidata da Félix Rodríguez, un agente della CIA infiltrato a Cuba. Guevara era rimasto senza viveri e senza vie di scampo: si rifugiò in un canalone (quebrada) dove fu circondato e catturato dai militari boliviani l'8 ottobre del 1967. Il giorno successivo, sofferente e già ferito gravemente, fu giustiziato con una pallottola al cuore.

Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara ai tempi dei "barbudos"

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