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Copyright, appello Fieg a europarlamentari per voto di mercoledì

Ultima chiamata per la legge che dovrebbe garantire un giusto compenso e difendere i produttori di contenuti dai giganti del web

Copyright, appello Fieg a europarlamentari per voto di mercoledì

Con un appello agli europarlamentari italiani la Fieg rinnova l'invito a votare in favore dell'articolo 11 della Direttiva europea sul copyright, per garantire un giusto compenso a giornalisti ed editori per la distribuzione dei contenuti su Internet. Il mondo della stampa in Europa è mobilitato per richiedere che mercoledì l'Europarlamento approvi i cosiddetti diritti connessi che dovrebbero costringere i giganti di Internet a pagare.

La pagina riporta nella sua metà superiore le foto di tutti gli europarlamentari e nella parte inferiore l'appello: "A Strasburgo vi chiediamo di votare sì all'articolo 11 della direttiva sul copyright per garantire un giusto compenso a giornalisti ed editori per la distribuzione dei loro contenuti su Internet".

Due mesi dopo il primo rinvio, il futuro della riforma Ue del copyright resta più incerto che mai, appeso al risiko dei "giochi" dell'Europarlamento. Mercoledì potrebbe infatti decretare tanto il suo primo arrivo in porto quanto il suo insabbiamento definitivo, tra emendamenti contrastanti, divisioni tra i gruppi politici e doppio voto su testo e mandato negoziale. "Ora o mai più", è il monito lanciato dalla Commissione Ue alla vigilia di dibattito e voto a Strasburgo. Perché lo status quo, avverte, "andrebbe a beneficio" di una sola categoria: i "soliti noti" come Facebook e Google, che continuerebbero a lucrare su autori, creatori, stampa senza riconoscere loro il giusto compenso.

I nodi restano gli art. 11 e 13, ovvero quello che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato rispettivamente "tassa sui link" e "bavaglio al web". Dopo le fortissime pressioni ricevute in occasione del precedente voto di luglio, finito con un rinvio, l'estate e' stata sfruttata dagli europarlamentari per approfondire il complicato dossier, e presentare emendamenti per modificare il testo. Questi, però, sono arrivati ad essere ben 252, e dovranno ora passare al voto.

Da una parte ci sono quelli "migliorativi" dello stesso relatore, il popolare tedesco Axel Voss, che rendono più chiara l'esclusione dei link dall'applicazione del diritto d'autore (ma includono gli snippet) ed eliminano il sistema di filtri dei contenuti ex ante sostituendoli con una "cooperazione" tra piattaforme e detentori di diritti. Dall'altra, ci sono le modifiche concorrenti di liberali, socialisti, gruppi misti ed europarlamentari francesi, sino a quelle che cancellano proprio i due articoli, come per esempio gli emendamenti di M5S ed Efdd. L'obiettivo di Ppe e S&d è far passare gli emendamenti Voss, ricompattando così i due gruppi divisi anche al loro interno, e allo stesso tempo convincere i liberali a convergere.

La riforma a rischio binario morto - Dall'altra barricata restano Verdi, sinistra, euroscettici e conservatori che erano e restano contrari alla riforma. La conta, quindi, sarà fino all'ultimo voto. Negli scorsi giorni si sono moltiplicati, infatti, incontri e dibattiti con i rappresentanti di editori, giornalisti e autori, dall'Enpa alla Fieg sino a Ifj-Efj. L'esito peggiore, per Bruxelles, sarebbe un voto negativo che bloccasse il mandato a negoziare del Parlamento con Commissione e Consiglio il testo finale, dove realmente si giocherà il contenuto degli art. 11 e 13. Perché significherebbe il ritorno alla casella di partenza delle commissioni parlamentari. E, quindi, la morte della riforma, dato che non ci sarebbero più i tempi tecnici per adottarla entro la fine del mandato di questo Europarlamento.

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