
foto LaPresse
"La nostra parte la facciamo eccome. Ma proprio perché siamo gente seria e impegnata per
questo Paese in questo momento siamo disposti a fare anche di
più", dice Emma Marcegaglia.
Da oggi, con le assise di Bergamo, cambia il rapporto con la
politica? "In parte sì. Siamo pronti ad assumerci anche più
responsabilità, ma Confindustria chiede che la politica faccia
poche cose ma chiare". Vogliamo essere "attori di cambiamento
per tutto il Paese".
"Riforme, non aiuti"
"Sul rapporto con la politica abbiamo ragionato molto" e "abbiamo detto con chiarezza che noi non siamo interessati a chiedere sussidi, incentivi, aiuti al governo o alla politica", dice Marcegaglia, tornando a parlare della solitudine delle imprese. "Il nostro senso di solitudine perché sono decenni che vengono chieste sempre le stesse riforme che non vengono fatte o fatte con una lentezza che spesso non è compatibile". Di qui la richiesta di "poche cose e grandi riforme", a partire dalla "riforma fiscale, anche a parità di pressione, da un impegno vero sulla ricerca, sulla semplificazione e le liberalizzazioni, che non costano allo Stato".
"Ora riforma del Fisco, giù le tasse alle imprese"
"Vogliamo una riforma fiscale anche a parità di pressione fiscale, ma che riduca la tassazione su imprese e lavoro; ulteriori semplificazioni. E vogliamo le liberalizzazioni che sono le grandi assenti, anzi si sono fatti dei passi indietro. Poi vogliamo capire qual è l'impegno per la ricerca". Così la leader di Viale dell'Astronomia ha indicato le "poche cose, ma chiare, e da fare in tempi compatibili con quelli che servono per stare sui mercati che gli industriali chiedono alla politica". Mentre, dice, non chiedono "sussidi, incentivi o aiuti".
"Contratti, ok aziendale al posto nazionale"
"Con la strumentazione che abbiamo possiamo avere contratti nazionali più avanzati, deroghe, addirittura aziende che fanno opting out, che decidono di avere un contratto aziendale al posto di quello nazionale", ha detto ancora alle Assise di Bergamo, sottolineando che "questo con le regole attuali di Confindustria è possibile, lo possiamo fare".
"La strada di fare in modo che ogni nostro associato trovi attraverso le relazioni sindacali un guadagno di produttività è una strada chiara, su cui lavorare", aggiunge il presidente di Confindustria.
Marcegaglia sottolinea "la volontà di andare avanti sulla strada delineata con l'accordo interconfederale del 2009, con contratti nazionali ma derogabili, più flessibili ed esigibili. Si va avanti sul percorso intrapreso non c'è nessun ripensamento. Anzi, direi di andare ancora più avanti".
A Camusso: non ci interessa dividere il sindacato
"Non siamo interessati a dividere il sindacato come ha detto il segretario della Cgil Camusso anzi, tutto il contrario". Così ha detto la Marcegaglia, replicando al leader del sindacato di Corso d'Italia.
"Rischio clientele quel credito d'imposta al Sud"
Del decreto Sviluppo "non ci piace il credito di imposta per le assunzioni al Sud", ha poi detto la la leader degli industriali, spiegando: "C'è il rischio di troppe assunzioni in un momento elettorale che poi non potranno essere sostenute. Per accontentare qualcuno di potrebbero creare posti di lavoro che poi si perdono". Confindustria "avrebbe preferito un impegno su ricerca e investimenti".
Delle altre misure varate dal governo, "bene le semplificazioni e quelle sull'edilizia, ma ora bisogna andare avanti su questa strada. E il credito di imposta per la ricerca è positivo ma non è strutturale e dobbiamo capire di quante risorse si parla". Il giudizio di Confindustria è, quindi, "articolato".
Thyssen: assoluto impegno su sicurezza lavoro
"Abbiamo ribadito il totale, assoluto impegno sulla sicurezza sul lavoro, che deve rafforzarsi, perché ogni morte è una tragedia umana, è una sconfitta per noi. Però consideriamo una condanna a 16 anni per omicidio volontario un unicum in Europa", ha detto la Marcegaglia parlando, a conclusione della Assise, dell'amministratore delegato della Thyssen, che ha partecipato all'evento ed è stato "molto applaudito". "E' un tema che va guardato con molta attenzione, noi abbiamo grande rispetto e referenza nei confronti dei morti e delle loro famiglie - aggiunge Marcegaglia - però se una cosa di questo tipo dovesse prevalere potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall'Italia e mettere anche a repentaglio, in qualche modo, la sopravvivenza del nostro sistema industriale".
"Riforme, non aiuti"
"Sul rapporto con la politica abbiamo ragionato molto" e "abbiamo detto con chiarezza che noi non siamo interessati a chiedere sussidi, incentivi, aiuti al governo o alla politica", dice Marcegaglia, tornando a parlare della solitudine delle imprese. "Il nostro senso di solitudine perché sono decenni che vengono chieste sempre le stesse riforme che non vengono fatte o fatte con una lentezza che spesso non è compatibile". Di qui la richiesta di "poche cose e grandi riforme", a partire dalla "riforma fiscale, anche a parità di pressione, da un impegno vero sulla ricerca, sulla semplificazione e le liberalizzazioni, che non costano allo Stato".
"Ora riforma del Fisco, giù le tasse alle imprese"
"Vogliamo una riforma fiscale anche a parità di pressione fiscale, ma che riduca la tassazione su imprese e lavoro; ulteriori semplificazioni. E vogliamo le liberalizzazioni che sono le grandi assenti, anzi si sono fatti dei passi indietro. Poi vogliamo capire qual è l'impegno per la ricerca". Così la leader di Viale dell'Astronomia ha indicato le "poche cose, ma chiare, e da fare in tempi compatibili con quelli che servono per stare sui mercati che gli industriali chiedono alla politica". Mentre, dice, non chiedono "sussidi, incentivi o aiuti".
"Contratti, ok aziendale al posto nazionale"
"Con la strumentazione che abbiamo possiamo avere contratti nazionali più avanzati, deroghe, addirittura aziende che fanno opting out, che decidono di avere un contratto aziendale al posto di quello nazionale", ha detto ancora alle Assise di Bergamo, sottolineando che "questo con le regole attuali di Confindustria è possibile, lo possiamo fare".
"La strada di fare in modo che ogni nostro associato trovi attraverso le relazioni sindacali un guadagno di produttività è una strada chiara, su cui lavorare", aggiunge il presidente di Confindustria.
Marcegaglia sottolinea "la volontà di andare avanti sulla strada delineata con l'accordo interconfederale del 2009, con contratti nazionali ma derogabili, più flessibili ed esigibili. Si va avanti sul percorso intrapreso non c'è nessun ripensamento. Anzi, direi di andare ancora più avanti".
A Camusso: non ci interessa dividere il sindacato
"Non siamo interessati a dividere il sindacato come ha detto il segretario della Cgil Camusso anzi, tutto il contrario". Così ha detto la Marcegaglia, replicando al leader del sindacato di Corso d'Italia.
"Rischio clientele quel credito d'imposta al Sud"
Del decreto Sviluppo "non ci piace il credito di imposta per le assunzioni al Sud", ha poi detto la la leader degli industriali, spiegando: "C'è il rischio di troppe assunzioni in un momento elettorale che poi non potranno essere sostenute. Per accontentare qualcuno di potrebbero creare posti di lavoro che poi si perdono". Confindustria "avrebbe preferito un impegno su ricerca e investimenti".
Delle altre misure varate dal governo, "bene le semplificazioni e quelle sull'edilizia, ma ora bisogna andare avanti su questa strada. E il credito di imposta per la ricerca è positivo ma non è strutturale e dobbiamo capire di quante risorse si parla". Il giudizio di Confindustria è, quindi, "articolato".
Thyssen: assoluto impegno su sicurezza lavoro
"Abbiamo ribadito il totale, assoluto impegno sulla sicurezza sul lavoro, che deve rafforzarsi, perché ogni morte è una tragedia umana, è una sconfitta per noi. Però consideriamo una condanna a 16 anni per omicidio volontario un unicum in Europa", ha detto la Marcegaglia parlando, a conclusione della Assise, dell'amministratore delegato della Thyssen, che ha partecipato all'evento ed è stato "molto applaudito". "E' un tema che va guardato con molta attenzione, noi abbiamo grande rispetto e referenza nei confronti dei morti e delle loro famiglie - aggiunge Marcegaglia - però se una cosa di questo tipo dovesse prevalere potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall'Italia e mettere anche a repentaglio, in qualche modo, la sopravvivenza del nostro sistema industriale".



