"Doppio ritratto". E' il titolo dell'ultima fatica di Massimo Cacciari. Un piccolo libro, poco meno di 100 pagine, che porta nel cuore di un confronto serrato tra due diverse interpretazioni di San Francesco.
Giotto e Dante sono chiamati a incrociare le lame per dare vita a quello che oggi definiremmo uno scontro politico-culturale. Chi era Francesco? L’ossequioso e devoto figlio di Santa Madre Chiesa o un fervente spirito ribelle che seppe, con l’esempio e la parola, scuotere alle fondamenta le ipocrisie delle gerarchie ecclesiastiche? Cacciari non ha dubbi e si schiera, con Dante, per questa seconda interpretazione contestando l’idea giottesca di un santo pacificato e genuflesso di fronte al pontefice.
Il filosofo veneziano muove, per la propria dissertazione, dal ciclo di affreschi della Basilica Superiore di Assisi, dai dipinti di Santa Croce e dai Canti centrali che, nel Paradiso, Dante dedica a Francesco. Ciò che emerge è un'irriducibile differenza interpretativa tra i "due miglior fabbri del volgare europeo". Né Dante né Giotto riescono, tuttavia, secondo Cacciari, a cogliere un elemento essenziale, la letizia che anima l'intera esperienza del francescanesimo delle origini.
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Accanto al libro di Cacciari, proprio in questi giorni è uscito un altro testo di straordinario interesse. Lo ha scritto, per Einaudi, una delle più autorevoli studiose di Francesco, Chiara Frugoni. La professoressa pisana ha lavorato su Chiara e Francesco offrendoci una ricostruzione storica nella corso della quale la santa, sempre un po' in ombra, di fronte al gigante di Assisi recupera per intero il ruolo che le spetta nella storia della Chiesa.
