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Prima della Scala, 10 minuti di applausi per lʼAndrea Chénier diretto da Chailly

Lʼopera di Umberto Giordano è tornata dopo 32 anni di assenza. Pochi i vip presenti, Boschi entra dal retro ed evita i fotografi

Dieci minuti di applausi per l'Andrea Chénier di Umberto Giordano con la direzione del maestro Riccardo Chailly e la regia di Mario Martone, che ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala. Una prima poco mondana e con pochi vip e politici, dopo i forfait del presidente della Repubblica Mattarella, del premier Gentiloni e del presidente del Senato Pietro Grasso. Occhi puntati su Maria Elena Boschi che però entra dal retro e dribbla giornalisti e fotografi.

Prima della Scala, pochi i vip: occhi puntati su Maria Elena Boschi

Occhi puntati su Maria Elena Boschi la sera della prima della Scala, con pochi vip presenti per l'Andrea Chenier. Per evitare domande sul caso Etruria, il sottosegretario è entrato dal retro. C'erano poi il sindaco di Milano Giuseppe Sala con la compagna Chiara Bazoli, l'imprenditrice Diana Bracco, l'ex presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro sono tra i vip arrivati alla Scala per la Prima dell'Andrea Chenier. Ci sono anche l'attrice Matilde Gioli, entusiasta dell'opera, e la showgirl Natasha Stefanenko. E poi Margherita Buy, Carla Fracci, Roberto Bolle.Tra i volti noti della finanza il presidente della Consob Giuseppe Vegas, Claudio Costamagna, presidente di Cassa Depositi e Prestiti, e Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio.

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La prima della Scala "da questo punto di vista cade sempre in un momento delicato", ha detto sorridendo il sindaco di Milano Giuseppe Sala riferendosi alle defezioni delle autorità. Lo scorso anno, infatti, la mancanza delle prime cariche dello Stato era dovuta alla bocciatura del referendum e alla conseguente caduta del governo Renzi. "Ma va bene lo stesso - ha aggiunto, spiegando che tutti si sono scusati - Questa è una festa di Milano".

Non ha voluto sentir parlare di mancanza di personalità il sovrintendente della Scala Alexander Pereira: "Ci sono tanti rappresentanti ufficiali di questo Paese e comunque noi facciamo l'opera per gli amanti della musica e tutto il resto è secondario". In effetti il numero di esponenti del governo era alto: con un tris di ministri (quello dell'Economia Pier Carlo Padoan, dei Beni culturali Dario Franceschini e della Coesione Sociale Claudio De Vincenti) e due sottosegretari (Boschi, accompagnata dal fratello, e Ivan Scalfarotto) oltre alla vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cantabia, al presidente della Lombardia Roberto Maroni e al sindaco (per la prima volta accompagnato all'inaugurazione della stagione dalla compagna Chiara Bazoli).

Scala, una prima "rivoluzionaria" con lʼ"Andrea Chenier" di Giordano

Al di là di assenze o meno per la prima della Scala, ha ricordato Franceschini, "tutto il mondo guarda a Milano e alla Scala". In città sono stati 27 i posti in cui si è potuto assistere all'opera, dal carcere di San Vittore al Terminal 1 di Malpensa, senza contare la diretta nei cinema (non solo in Italia) e in tv.

Boschi, che ha scelto di indossare un abito Armani per l'occasione, ha raccontato di amare "molto l'opera". "Quando ero studentessa ero abbonata alla stagione operistica a Firenze - ha spiegato -. Adesso ho un po' meno tempo, ma quando posso è bello prendersi una pausa e immergersi nella bellezza". Niente politica dunque per questa sua prima serata scaligera. "Sono molto contenta - ha concluso - ho girato per i principali teatri di tutto il mondo, ma la Scala mi mancava".

Mondanità a parte, l'attesa era tutta per l'opera che proprio a Milano debuttò in prima assoluta nel 1896 e che mancava dal 1985, essendo finita negli ultimi anni un po' tra i titoli in disuso. Non per Riccardo Chailly, che l'ha diretta più volte in passato e che ha deciso di riproporla come appuntamento focale della stagione, con la regia di Mario Martone. "E' stato uno spettacolo straordinario: è la prima volta che Martone e Chailly lavorano insieme, l'accoppiata è riuscita", ha spiegato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Milano - ha proseguito - si conferma custode della lirica italiana".

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