
foto Ap/Lapresse
Opposizione: Assad non controlla più metà del Paese
Anche l'opposizione assicura che il presidente si è molto indebolito e che, dopo oltre dieci mesi di rivolta, "il 50% del territorio siriano non è più sotto il controllo del regime". L'annuncio è stato dato dal capo del Libero Esercito Siriano (Les), il colonnello Riyadh al-Asaad, che avverte però che questo non significa che l'opposizione controlli metà del Paese. Al-Asaad, che parla dal suo quartier generale in Turchia, ha promesso che "il popolo siriano e il Les (formato in prevalenza da disertori delle truppe di Assad) continueranno a resistere e la rivolta proseguirà fino al crollo del regime", grazie anche al morale molto basso tra i soldati regolari, demoralizzati dal "dover bombardare e uccidere indiscriminatamente uomini, donne e bambini".
Terzi: uniti contro il regime
Sulla complicata situazione del Paese è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, auspicando che "i 15 membri del Consiglio di sicurezza Onu tengano conto delle violenze di cui da mesi è vittima la popolazione siriana, la cui tutela, come ha detto il segretario generale Ban Ki-moon, è interesse prioritario delle Nazioni Unite".
"Inevitabile la caduta di Assad"
Il capo dell'intelligence Usa è dunque certo che a breve l'attuale presidente Bashar al-Assad perderà il suo ruolo di capo dello Stato. "Non vedo come possa conservare il potere - ha detto Clapper -. Personalmente credo che sia solo una questione di tempo", ma ha anche ammesso che "i tempi potranno essere lunghi".
Onu: stop alle uccisioni
E intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon fa appello all'unione a poche ore dall'incontro del Consiglio di Sicurezza sul dossier siriano per sostenere il piano di pace arabo. "Spero davvero che questa volta i membri del Consiglio di Sicurezza siano uniti in modo da parlare e agire in maniera coerente", ha detto Ban Ki-moon da Amman.
"Ogni giorno decine di persone vengono uccise. Questo deve finire immediatamente - ha aggiunto - Pertanto è di importanza cruciale per il Consiglio di Sicurezza agire su questo fronte". Il segretario generale dell'Onu ha quindi chiesto la fine delle violenze in Siria: "E' più urgente che mai porre fine a questo spargimento di sangue e alla violenza e dare avvio a una soluzione politica credibile che risponda alle aspirazioni legittime del popolo siriano".
Le violenze che si registrano in Siria dallo scorso marzo, secondo Ban, rappresentano una "minaccia per la pace e la sicurezza nella regione e a livello internazionale".
Anche l'opposizione assicura che il presidente si è molto indebolito e che, dopo oltre dieci mesi di rivolta, "il 50% del territorio siriano non è più sotto il controllo del regime". L'annuncio è stato dato dal capo del Libero Esercito Siriano (Les), il colonnello Riyadh al-Asaad, che avverte però che questo non significa che l'opposizione controlli metà del Paese. Al-Asaad, che parla dal suo quartier generale in Turchia, ha promesso che "il popolo siriano e il Les (formato in prevalenza da disertori delle truppe di Assad) continueranno a resistere e la rivolta proseguirà fino al crollo del regime", grazie anche al morale molto basso tra i soldati regolari, demoralizzati dal "dover bombardare e uccidere indiscriminatamente uomini, donne e bambini".
Terzi: uniti contro il regime
Sulla complicata situazione del Paese è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, auspicando che "i 15 membri del Consiglio di sicurezza Onu tengano conto delle violenze di cui da mesi è vittima la popolazione siriana, la cui tutela, come ha detto il segretario generale Ban Ki-moon, è interesse prioritario delle Nazioni Unite".
"Inevitabile la caduta di Assad"
Il capo dell'intelligence Usa è dunque certo che a breve l'attuale presidente Bashar al-Assad perderà il suo ruolo di capo dello Stato. "Non vedo come possa conservare il potere - ha detto Clapper -. Personalmente credo che sia solo una questione di tempo", ma ha anche ammesso che "i tempi potranno essere lunghi".
Onu: stop alle uccisioni
E intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon fa appello all'unione a poche ore dall'incontro del Consiglio di Sicurezza sul dossier siriano per sostenere il piano di pace arabo. "Spero davvero che questa volta i membri del Consiglio di Sicurezza siano uniti in modo da parlare e agire in maniera coerente", ha detto Ban Ki-moon da Amman.
"Ogni giorno decine di persone vengono uccise. Questo deve finire immediatamente - ha aggiunto - Pertanto è di importanza cruciale per il Consiglio di Sicurezza agire su questo fronte". Il segretario generale dell'Onu ha quindi chiesto la fine delle violenze in Siria: "E' più urgente che mai porre fine a questo spargimento di sangue e alla violenza e dare avvio a una soluzione politica credibile che risponda alle aspirazioni legittime del popolo siriano".
Le violenze che si registrano in Siria dallo scorso marzo, secondo Ban, rappresentano una "minaccia per la pace e la sicurezza nella regione e a livello internazionale".






