UN EROE PER I RIBELLI

Libia, la storia di Osman: il soldato mortoda kamikaze contro Gheddafi

Ha pilotato il suo aereo contro una roccaforte del rais a Bab Al-Azziziyah. Simbolo della rivolta libica, è già un eroe su Internet

16 Mar 2011 - 14:13
 © Dal Web

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Da martedì 15 marzo la rivolta contro il regime di Gheddafi ha un nome, un cognome e una foto. Le generalità sono quelle di Muhammad Mokhtar Osman, pilota militare al servizio del rais quasi fino a ventiquattr’ore fa. Questo soldato, diversamente dagli altri, ha scelto come, quando, dove e - soprattutto - perché morire. Mokhtar Osman è morto martedì da kamikaze, pilotando il suo MIG-25 contro uno dei simboli del potere del Colonnello, vale a dire il compound di Bab Al-Azziziyah. Secondo i libici, lo ha fatto in nome della libertà del suo popolo.

Nome, cognome e foto, appunto. L’immagine rilanciata da Feb17, sito dei manifestanti, sta contagiando tutto il versante arabo di Internet e, a forza di “condividi” e “retweet”, è arrivata anche nei profili dei social network occidentali. Osman è ritratto sorridente, in uniforme, mentre sta scendendo dal suo aereo. Poco distante un commilitone. Chissà, forse lo stesso che lo ha seguito ieri nell’ultima missione ufficiale. Chissà se quell’altro soldato immaginava che un giorno Osman si sarebbe immolato da kamikaze non per ma contro il Colonnello, per il suo popolo.

Non aveva scelta Originario di Bengasi, Osman sapeva benissimo di non aver scelta. Una volta scoperto il “tradimento”, il destino dei militari è segnato: su più di un blog maghrebino si legge di “esecuzioni immediate” da parte delle truppe rimaste leali ai Gheddafi. Giustizia sommaria, tipica in tempo di guerra, una giustizia capace di eliminare fisicamente un avversario e da fungere da monito per chi sia indeciso su da che parte stare. Conscio del suo destino, Osman è decollato come fosse un giorno qualsiasi dalla base di Matiga, vicino Tripoli. La sua missione era bombardare Al Guradibya, una zona strategica della Sirte e poi fare rientro. Con lui un collega ai comandi di un altro MIG-25. I due fanno il “loro dovere” ma, mentre stanno rientrando a Matiga come da ordini prestabiliti, qualcosa scatta nella testa di Osman. Forse il rimorso per quanto fatto e visto in queste settimane di guerra civile. Forse il peso di quell’uniforme, non più una seconda pelle bensì una camicia di forza. Fatto stà che Osman plana, cambia rotta, punta a sud della capitale scaricando prima dell’impatto mortale tutte le munizioni. L’obiettivo è uno dei quartieri generali del rais, una struttura strategica quella di Bab Al-Azziziyah perché vicinissima alla città e all’aeroporto e già bombardata il 15 aprile 1986 dai caccia americani su ordine di Reagan, in risposta all’attentato alla discoteca La Bella di Berlino (frequentata da soldati Usa).

Kamikaze Sulla Rete nome, cognome di Muhammad Mokhtar Osman fanno già rima con eroe, martire, simbolo, rest in peace e “Allah akbar”. E soprattutto con “kamikaze”, vale a dire “pilota volontario giapponese che durante la Seconda Guerra Mondiale compiva missioni suicide”. Ma stavolta la parola kamikaze non ha “paura” e “terrore” come eco.