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Crac Popolare di Vicenza, Zonin nega di aver ricevuto ordini da Bankitalia: "Ho perso anchʼio dei soldi"

Nel corso dellʼaudizione di quasi tre ore alla Commissione dʼinchiesta sulle banche lʼex presidente ha puntato a circoscrivere il suo potere allʼinterno dellʼistituto

Diversi "non ricordo", un po' di confusione ma l'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin nell'audizione di quasi tre ore alla Commissione d'inchiesta sulle banche non appare remissivo o pentito del suo operato. Piuttosto circoscrive di parecchio il suo potere all'interno dell'istituto rimandando spesso la responsabilità ai vertici operativi. "Ho perso anch'io dei soldi", si è inoltre rammaricato.

Loden verde, valigetta marrone e accompagnato dal suo avvocato, Zonin appare un poco provato ma sui punti principali non ha modificato la sua linea e spesso si è dimostrato combattivo. In apertura di audizione il presidente Casini (che era contrario a sentirlo) lo ha avvisato che la Commissione "non è un quarto grado di giudizio" e un doppione del Tribunale che sta conducendo le prime udienze proprio questi giorni. L'audizione è libera e non testimoniale e quindi l'audito non ha l'obbligo di dire la verità.

"Mai ricevuto ordini da Banca d'Italia per acquistare Banca Etruria" - Zonin è stato quindi netto in risposta alla serie di domande che arrivano da diversi parlamentari: "Non abbiamo mai ricevuto ordini dalla Banca d'Italia" per acquistare Banca Etruria (su cui l'offerta non andò a buon fine per la resistenza del Cda aretino) o su Veneto Banca, rimandando così al mittente, l'ex dg Vincenzo Consoli, le accuse di una "regia" di Via Nazionale nell'indurre un'aggregazione forzata fra le due e di un "favor" che Vicenza avrebbe avuto a Via Nazionale, tesi più volte sostenuta da diverse forze politiche.

Con il presidente di Veneto Banca Flavio Trinca il 27 dicembre 2014 l'incontro nella sua tenuta in Friuli effettivamente ci fu "ma il discorso sull'aggregazione durò 5 minuti, capii che non c'era volontà dall'altra parte e a cena parlammo di neve in montagna".

Zonin nega la conoscenza di Maria Elena Boschi e del padre - Non c'era quindi dice, un rapporto di favore con Bankitalia e nessuna conoscenza di Maria Elena Boschi o del padre, vicepresidente di Banca Etruria. E anche l'assunzione dell'ex capo della segreteria di Draghi Gian Andrea Falchi come consulente viene rivendicata da Zonin: "Mi fu presentata dall'ambasciatore italiano a Washington", serviva una persona di "elevato standing" per curare i rapporti internazionali di una banca di provincia che doveva da quel momento trattare con la Bce.

Le azioni baciate, "non sono un operativo" - Anche su un altro punto, quello delle famigerate azioni "baciate" comprate cioè dietro finanziamenti della stessa banca, Zonin si chiama fuori: gli organi interni (audit e collegio sindacale) mai segnalarono al Cda nulla di anomalo nemmeno dopo le segnalazioni arrivate da alcuni soci. E rivela un dettaglio: "Io seppi delle baciate il 5 maggio 2015 quando mi convocò a Milano il capo ispettori Bce" chiedendone poi conto per telefono all'allora dg. Insomma erano i vertici operativi a decidere e "io in 19 anni non ho mai partecipato a un comitato esecutivo" dove si decidevano i finanziamenti.

La lunga crisi, dice Zonin, ha tagliato le gambe prima alle aziende venete e poi alla banca creando crediti deteriorati oltre a regole cambiate in corso d'opera facendo fare "in tre mesi quello che si doveva fare in cinque anni.

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