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Mare d'Abruzzo: alla scoperta della Costa dei Trabocchi

Mare cristallino, la magia dei trabocchi, antiche strutture in legno utilizzate per pescare, e natura selvaggia, in un tratto di costa suggestivo e poco conosciuto

- Il mare d’Abruzzo è limpido, selvaggio e ricco di fascino. Un fascino dato non solo dalla natura ma anche da quelle misteriose architetture dei trabocchi, antiche strutture per la pesca protese sul mare, che con le loro vecchie reti, gli antichi utensili di lavoro e la loro particolarissima struttura rendono l’atmosfera magica. E se proprio non siete convinti, l’unico modo per togliervi ogni dubbio è di partire alla volta della Costa dei Trabocchi. Un consiglio: aprite bene gli occhi e lasciatevi conquistare da questa terra. Ne rimarrete stupiti 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    UNA COSTA DA SOGNO – Lunga 133 chilometri e formata da arenili dorati, scogliere, calette di ciottoli, pinete e lunghissime spiagge è un concentrato di località marine estremamente belle. Tra le tante non sono da tralasciare: Ortona, in provincia di Chieti, con il suo litorale di 20 km dove si susseguono le spiagge di Foro, Lido Riccio e Lido dei Saraceni, calette nascoste, la spiaggia ghiaiosa di Punta Ferruccio con la sua acqua verde smeraldo e una rigogliosa vegetazione mediterranea profumata dalla ginestra. Le località più belle della sua costa sono: Ripari di Giobbe famosa per il suo mare cristallino e Punta dell’Acquabella da dove comincia la costa dei Trabocchi. Ad Ortona non dimenticatevi di visitare: il vicino Castello di Crecchio.

    Lungo la Costa dei Trabocchi incontrerete poi le località di: San Vito Chietino, situato su una collina rocciosa che si allunga fino al mare, da cui si può osservare un ampio paesaggio che va dalla Maiella al Gran Sasso fino a Vasto. Da qui potrete vedere diversi trabocchi. San Vito con la sua costa frastagliata e spiagge di rara bellezza come Calata Turchino, uno dei posti più affascinanti grazie anche alla presenza del trabocco omonimo; le calette di Rocco Mancini e Valle Grotte. Definito da D’Annunzio “il paese delle ginestre”, la sua Marina è una piacevole e tranquilla località caratterizzata dal Promontorio del Turchino con il suo suggestivo "Trabocco del Turchino".
    Alle spalle del promontorio, tra aranceti e gialle ginestre, è situata Villa Italia, l'eremo di Gabriele D'Annunzio. Una volta giunti a San Vito Chietino non dimenticatevi di gustare il buonissimo “brodetto di pesce alla sanvitese” e gli squisiti piatti a base di pasta condita con semplici sughi di pesce. Tra le foci del fiume Sangro e del torrente Feltrino sorge poi la Rocca San Giovanni famosa per la sua zona costiera con le località del Cavalluccio con il suo trabocco, della Foce e Vallevò. Qui, oltre al caratteristico centro storico, interessante è da visitare la Grotta delle Farfalle.
    Altre località suggestiva è senz’altro Fossacesia che si trova su un'altura della fascia litoranea alla sinistra della foce del fiume Sangro ed è caratterizzata da spiagge che per la quasi totalità sono ricoperte da ciottoli bianchi e dalla bellissima Punta Cavalluccio, punteggiato dai caratteristici Trabocchi. Alle spalle poi di Fossacesia: gialle ginestre, aranceti e uliveti si protendono fino al mare. Nel suo territorio, in posizione davvero invidiabile che domina l’ampio golfo che scende verso la foce del fiume Sangro, si erge poi la splendida basilica cistercense di San Giovanni in Venere.

    E ancora: Rocca San Giovanni con la bellissima spiaggia de la Foce che si estende per oltre seicento metri di lunghezza tra l’antico borgo di Vallevò e Punta Torre, dove sorge l’omonimo trabocco, ancora utilizzato per la pesca. E se non siete ancora sazi di mare e trabocchi ci sono sempre le località di Torino di Sangro che dall’alto della collina su cui sorge, tra gli olivi del Fiume Osento e dei torrenti Frainile e Ripari, domina da destra la bassa valle del fiume Sangro. La sua costa ha il nome di Costa Verde e vanta qualità balneari indiscusse. Ma la regina della costa abruzzese è senz’altro il borgo di Vasto con la sua incantevole costa dove sorgono varietà di ambienti intatti, selvaggi abitati da specie botaniche rarissime. Partendo dalla costa nord, la Riserva di Punta Aderci, con un’estensione di circa 285 ettari, tutela il territorio compreso tra Punta Penna e la foce del fiume Sinello.

    E proprio qui sorge la bellissima spiaggia ciottolosa, solitaria e incontaminata di Mottagrossa; la la vicina Punta Penna e tutte le calette, rocce e ciottoli, che formano una sequenza mozzafiato punteggiata da quelle “strane macchine da pesca simili a un ragno colossale”: i trabocchi. A chiudere la straordinaria costa abruzzese la località di San Salvo con la sua lunga, ampia e sabbiosa spiaggia che sorge a qualche chilometro dal centro cittadino. E se vi siete letteralmente innamorati dei trabocchi tanto da desiderare trascorrere una serata nel loro interno, siete fortunati perché il vostro sogno è realizzabile. Molte di queste architetture tra Vasto e San Vito Chietino, infatti, sono state adibite a ristorantini di pesce. Tra i tanti: il trabocco “Eredi di Trimalcione”, località Punta Penna, Vasto, trabocco Cungarelle, strada statale 16, Vasto e il Trabocco Punta Cavalluccio, località Cavalluccio, Rocca San Giovanni. E buon appettito! In ognuno di questi ristoranti gusterete pesce freschissimo a volte pescato anche al momento e tutti i migliori piatti della tradizione abruzzese.

    I TRABOCCHI: STORIA E CURIOSITA’ - I trabocchi sono antiche attrezzature fisse da pesca, somiglianti a palafitte, posti in senso perpendicolare rispetto alla costa. La loro struttura è formata da assi e travi ancorati sugli scogli. Sulle travi poggia una passerella in legno che conduce ad una piattaforma da cui dipartono dei pali leggeri, detti antenne, alle cui estremità sono fissati gli angoli della rete. I trabocchi sono costituiti sì da un’architettura leggera, quasi aerea, ma molto solida, in grado di sopportare il peso della robusta rete da pesca e le sollecitazioni delle tempeste marine.
    Ed è proprio questo loro essere aereo che permette ai trabocchi di interagire con le forze della natura, resistendo anche alle tempeste. Anche se, una volta affrontate quest’ultime hanno sempre bisogno di essere riparate. I legni usati per la loro costruzione sono: l’olmo, l’abete e l’acacia. Affascinante è anche la tecnica usata dai traboccanti per pescare: le ampie reti vengono calate a mare con un argano girevole fissato nel centro della piattaforma. Di tanto in tanto, vengono rialzate un poco sul livello del mare. I pesci intrappolati, per lo più cefali, spigole, aguglie, e pesce azzurro in generale, restano sospesi fuori dall’acqua, nel cavo della fittissima rete, guizzando in uno scintillio di luce, finchè non vengono tirati su con un guadino (la “volega”). Ancora oscure restano le origini di queste particolari architetture, sembra comunque che la loro costruzione risalga all’VIII sec. d.C e che a costruirli siano stati gli agricoltori che cercavano di integrare il loro esiguo raccolto con la pesca.

    Per maggiori informazioni: www.visitterredeitrabocchi.it   www.conoscere.abruzzoturismo.it   

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