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17/9/2007

Il fascino erotic-fetish del tacco

Una mostra a Parigi

Non solo accessorio cult di ogni fashion victim che si rispetti, tra i più venduti su Ebay, a suon di un paio ogni 18 secondi, nè mero, sebben, prezioso, oggetto da collezione. Nell'immaginario fetish le scarpe col tacco sono "l'oggetto" più erotizzante in assoluto. Lo ha rivelato di recente uno studio delle Università di Bologna, L'Aquila e Stoccolma, che attribuisce a stiletti e trampoli il titolo di feticcio erotico di gran lunga più appetito, "numero uno mondiale".
E dal fascino erotic-fetish del tacco si sono lasciati sedurre anche due personaggi del calibro di David Lynch e Christian Loubotin. Da una intensa e febbrile collaborazione tra il grande regista e lo stilista che calza, da anni, i piedi più famosi del mondo, è nata una mostra bella ed inquietante, "Fetish", a Parigi, nella Galerie du Passage, dal 20 settembre al 20 ottobre. “Lynch è uno dei migliori registi viventi”,  dice Louboutin. "E poiché i suoi film sono opere "in codice", ho voluto realizzare delle scarpe feticiste, la cui fantasia obbedisce essa stessa a codici”. Lynch, queste scarpe-sculture le ha fotografate, per due giorni consecutivi nella capitale francese, creando una scenografia e una coreografia per 26 fotografie, degna dei suoi film più spettrali e visionari.

"Il tacco è sexy", ha scritto un altro grande della moda, Guillermo Mariotto, direttore creativo della maison Gattinoni. "E' sensualissimo perché costringe la donna a muoversi con costante e impercettibile dondolio. Un'arma di seduzione, di dominio sull'uomo. E' come se il tacco volesse schiacciarti, con dolcezza, con violenza. Una supremazia 'psicologica' che fa parte da sempre dell'immaginario maschile." Ed è questo potere "sessuale" e psicologico del tacco, un misto tra sensualità e feticismo, ad emergere dagli scatti di Lynch.

I souliers, dal tacco vertiginoso, di Loubotin, avevano già affascinato il regista americano in "The air is on fire". Lì, Lynch, maniaco della sperimentazione, dei dettagli e delle luci, maestro, nelle sue opere, di perversioni sessuali e situazioni al limite della realtà, li aveva riproposti in chiave totemica nel suo universo angosciante e spettrale. Poi è stata la volta dello stilista, che a Lynch ha fatto appello per realizzare un'opera che mettesse insieme lo sguardo ambiguo lynchiano e il richiamo erotico delle sue creazioni.

"Ho voluto chiedergli di fotografare altri souliers, concepiti appositamente per questo... Dei souliers feticisti, destinati al sesso. Perché se c´é un elemento di feticismo nel guardaroba é senza dubbio il soulier femminile".
E così è nata l'esposizione parigina, i souliers-sculture di Louboutin sono diventati il soggetto da immortalare e mettere in scena dal grande maestro visionario Lynch.
"Ho previsto delle scarpe-sculture, fatte più che per essere indossate, per esprimere ed esaltare ciò che c'è di più bello: il collo del piede e la caviglia.", spiega Louboutin.
"David Lynch è stato subito d'accordo. Lui ha "visto" subito ciò che io non potevo vedere, aveva già tutto in mente, un sofa, delle rose, una lampada e una ragazza".
Lynch ha lavorato come un coreografo, con movimenti rapidi, prima con uno sguardo generale poi sempre più nel dettaglio. Aveva l'entusiasmo di uno studente delle Belle Arti, la passione religiosa di un Pollock o di un Picasso. Le sue immagini hanno una dimensione pittorica, che evoca Bellmer e Bacon

Le modelle, Nouka e Baby, sono due ballerine del Crazy Horse. "Le ho scelte per la loro grazia e per la loro bellezza, ma anche per le loro caviglie. Hanno portato con grazia naturale dei souliers importabili. Hanno la pelle bianchissima, gli occhi scuri e delle labbra accese dai toni del rossetto ed evocano l´estetica dei film di Lynch, che, a conti fatti, ha nella sua ambiguità indefinibile, accenti fetish: il corpo lacerato di Isabella Rosselini in "Blue Velvet", con quell'atmosfera d'angoscia dove il sangue non viene mai versato. Il sofà è diventato una sedia da bordello viennese, lo spazio scenico è indefinito, le silouhettes delle modelle sono evanescenti, figure spettrali, da accarezzare con lo sguardo. Come tutte le figure di Lynch."

Ma se i tacchi sono diventati icona del fascino femminile il primo a portarli fu un uomo. Debuttarono infatti nel XIV secolo per nascondere l'andatura claudicante di Tamerlano, il leggendario sultano turco. Le scarpe a punta invece si diffusero nel Medioevo dopo che a indossarle fu, per camuffare un piede deforme, il conte Folco d'Anjou, re del regno latino di Gerusalemme e padre di Goffredo il Plantageneto. La scarpa a pianta larga e squadrata si impose grazie ad Enrico VIII, che aveva bisogno di calzature comode per il suo piede gottoso. Petrarca, invece, pare soffrisse tanto alle estremità del piede da scrivere in una lettera al fratello che preferiva camminare scalzo.