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15/5/2006

Il sesso? Raro come un quafrifoglio

Dopo anni di abbuffate, ora astinenza

Sotto le lenzuola dei trentenni, o su di li', sembra accadere ben poco. Anoressia sessuale la chiama Le Figaro, che dedica un'intera pagina alla vita sessuale dei francesi over 30, "negata, ridotta al lumicino, rara quanto un quadrifoglio", scrive. Ma se la libido d'Oltralpe è allo stremo non sembra andar meglio a quella degli italiani.

E qualche dato parrebbe confermarlo. Siamo all'ultimo posto in Europa, insieme alla Spagna, per l'impiego di metodi contraccettivi ormonali sicuri: solo il 19% delle donne in età fertile adopera la contraccezione sicura preferendo affidarsi a preservativi (30%), 'conta' dei giorni fertili o coito interrotto (17%) o addirittura niente (27%). "Se si combina il basso uso di anticoncezionali con l'altrettanto ridotto tasso di natalità, viene da chiedersi", spiega  Rossella Nappi, ginecologa dell'università di Pavia, "se gli uomini italiani siano così bravi da controllarsi nell'alcova o se la vita sessuale delle coppie nostrane sia effettivamente soddisfacente e frequente". Il dubbio resta!

E a confermare una diffusione abbastanza avanzata di questa forma di anoressia sessuale anche nel Belpaese è il sessuologo Willy Pasini. "Dal vorrei ma non posso, siamo passati al posso ma non voglio." spiega Pasini. L'uomo ha perso il monopolio del desiderio: prima decideva quando, come e con chi fare sesso; ora si trova a fare
i conti con una donna che rivendica almeno la metà del desiderio, e si trova in difficoltà. E così lui vacilla e annaspa, messo all'angolo da compagne consapevoli, esigenti e per nulla disposte ad accontentarsi.

Di "sazietà sessuale" parla invece Roberta Giommi, dell'Istituto internazionale di sessuologia di Firenze: "I trenta-quarantenni di oggi hanno iniziato ad avere rapporti sessuali precocemente, a 14, 16 anni. E dopo l'urgenza post-adolescenziale e tanti anni di pratica sul campo è possibile che le generazioni in questione siano ora entrate in una fase di stabilizzazione." Il che non vuol dire necessariamente negazione del sesso, ma maggiore selettività. Si tende a privilegiare la qualità rispetto alla quantità, a fare del buon sesso piuttosto che del sesso tout court.

La colpa è delle contingenze, ambizioni lavorative e impegni nuovi come matrimonio, convivenza, figli. Inevitabile sacrificare qualcosa, la vita sessuale, ad esempio.
Punta l'indice sui contraccolpi di una sessualità estrema la psicologa Vera Slepoj secondo la quale il fenomeno sul quale ha acceso i riflettori Le Figaro, in Italia magari non è conclamato ma serpeggia. "Sicuramente", spiega la psicologa, "quelle dei 35-40 enni sono le generazioni che più di altre vanno in terapia e sicuramente lo stress da prestazione miete vittime."

Alla donna viene proposta una sessualità a 360 gradi con prestazioni di alto livello. Ci sono elementi che hanno fatto sì che il sesso sia uscito da un ambito di intimità e sia entrato in una sfera relazionale. L'uso che la pubblicità fa dell'erotizzazione dell'immagine e l'imporsi della perversione (scambio di coppie e cose del genere) la dice lunga sulle difficoltà individuali di aver pulsioni sessuali nella norma.

Insomma corsi e ricorsi della storia. Dopo un eccesso di esibizione, di costumi liberi, di decadenza di regole morali c'è sempre come reazione, una fase di conservatorismo, puritana, che può arrivare anche alla esenzione dalla sessualità..