QUELLO CHE (NON) HO

"Quello che (non) ho", ascolti e critiche

La prima puntata del programma di Fazio e Saviano divide il pubblico

15 Mag 2012 - 13:33
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 © LaPresse

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 "Quello che (non) ho", lo show-evento condotto da Roberto Saviano e Fabio Fazio su La7, fa il pieno di ascolti e anche di critiche. La prima puntata ha infatti ottenuto il 12,6%, con punte di oltre il 18% di share. Ma sui quotidiani e, soprattutto, in Rete, non mancano le critiche. In particolare viene messo sotto accusa il ritmo della trasmissione, eccessivamente lento, e la sua autoreferenzialità. 

Ospiti di "Quello che (non) ho" personaggi noti e gente comune, ognuno dei quali è salito sul palco portando con sé una breve riflessione su una specifica parola che, per un motivo o per un altro, ha assunto per loro un significato particolare.

Una sorta di staffetta letteraria, che ha coinvolto anche personaggi di spicco del mondo dello spettacolo. Pierfrancesco Favino ha scelto il termine "vita", dedicandolo alla figlia in arrivo, il regista Pupi Avati "sempre", mentre il comico Paolo Rossi ha provato a spiegare "finanza". A chiudere lo show Luciana Littizzetto, con una riflessione - tra il serio e l'ironico - dedicata al tema della violenza sulle donne.

Se gli ascolti sono stati buoni (anche se lontanissimi dal 30% di "Vieni via con me" ottenuto dalla coppia un anno fa su Raitre), su Twitter il popolo del web si è diviso in due. Da una parte chi ha visto nello show un esempio di buona tv, dall'altra chi ha giudicato Fazio e Saviano troppo noiosi e autocelebrativi. Un ritmo decisamente poco televisivo, che qualcuno ha difeso ma molti hanno sottolineato come fardello per la trasmissione.

Durissimo Aldo Grasso sul "Corriere della Sera". "Fazio e Saviano vogliono educarci, redimerci, farci sentire migliori - ha scritto il critico televisivo -. Senza gioia, con pedanteria. Le loro trasmissioni sono le sole eredi del maestro Manzi, le sole dove la noia viene scambiata per insegnamento, la demagogia per redenzione, la retorica per vaticinio". Per poi concludere: "La debolezza di questo reading è che tutti ti fanno venire il senso di colpa, persino Pupi Avati con i suoi ricordi felliniani al borotalco, persino il duo Travaglio-Lerner: se non sei impegnato, sei non vuoi cambiare il mondo con noi, se non usi le parole come arma di difesa civile, insomma sei poco propenso alla bacchettoneria, che tu sia dannato in eterno".