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Dalla Corea all'Uruguay,
le débâcle Mondiali azzurre

Dalla Corea del Nord nel 1966 a Natal, ci sono sconfitte che bruciano,
ma le umiliazioni non si cancellano

- Non ha un nome sconosciuto come il leggendario odontotecnico nordcoreano Pak Doo Ik cinquant'anni fa o lo sconosciuto slovacco Robert Vittek più recentemente (Sudafrica 2010), anche perché il capitano dell'Uruguay Diego Godin ha appena vinto la Liga ed è stato finalista di Champions con l'Atletico. Ma tant'è, la sostanza non cambia: la precoce eliminazione dell'Italia dai Mondiali brasiliani per mano della "Celeste" entra di diritto tra le pagine più umilianti della secolare storia della nostra Nazionale.

    Ci sono sconfitte che bruciano (come quelle ai rigori del 1994 col Brasile, del 1990 con l'Argentina e del 1998 con la Francia) ma ci sono débâcle che non si cancellano. Su tutte quella del 1966, entrata nella leggenda: gli azzurri di Fabbri si inchinano ai semisconosciuti e dilettanti nordcoreani, diventati sinonimo di vergogna sportiva. Adesso, dopo Sudafrica 2010, le pagine nere si arricchiscono di un nuovo capitolo, Brasile 2014.

    Era dagli anni '50 e '60 che non accadeva che l'Italia non riuscisse a superare il primo turno in due edizioni di seguito. Dopo i trionfi del 1934 e del 1938 e la pausa per il conflitto mondiale, gli azzurri non riuscirono a passare il primo turno ne' nel 1950 ne' nel 1954 (e nel 1958 ai Mondiali nemmeno ci arrivarono, eliminati dall'Irlanda del Nord nelle fasi eliminatorie). E di nuovo non superarono il primo turno nel 1962 e 1966 (l'anno della "famosa" sconfitta 1-0 contro la Corea). Ora arriva la doppia débâcle 2010-2014, per mano di un arbitro che si chiama Moreno come quello dei Mondiali nippo-coreani del 2002, quando gli azzurri vissero di nuovo l'incubo del '66, anche se stavolta per mano dei cugini sudcoreani.

    Le polemiche che accompagnarono quella spedizione sono ancora fresche ma, recriminazioni a parte, la delusione resta tra le piu' cocenti della storia azzurra. Anche se, purtroppo, non l'ultima, visto che quattro anni fa ci pensò lo slovacco Vittek, uno che sbarcava il lunario sui campi turchi dell'Ankaragucu, a mandare a casa il campione del Mondo Marcello Lippi. E si arriva così alla partita di a Natal, epilogo infelice della spedizione brasiliana, conseguenza però di un'altra 'epica' débâcle contro il piccolo Costa Rica, 28mo nel ranking Fifa ma primo nel girone dell'Italia quattro volte campione del mondo.

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