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26.4.2013

Juventus, Agnelli: "Moggi? Anche gli altri chiamavano gli arbitri"

Il presidente intervistato dal Financial Times: "Siamo la squadra più desiderata"

foto SportMediaset
21:10 - In una lunga intervista al Financial Times, Andrea Agnelli parla della sua Juve: "La squadra attuale ha un grande potenziale, la sento come una mia creatura" ha spiegato il presidente bianconero. Che torna a parlare di Calciopoli: "Moggi chiamava gli arbitri? Ma anche molti altri, che vennero fuori dopo, lo facevano. Ci hanno ritenuti colpevoli di comportamento antisportivo, non di frode". Infine: "La Juve è la donna con cui tutti vorrebbero andare".

"La Juventus e la Fiat sono il comune denominatore della nostra famiglia - spiega Agnelli -. Ci sono aziende che vanno e che vengono, queste due sono immortali. La Juventus è la signora d'Italia, la donna con cui tutti vorrebbero andare" spiega ancora nell'intervista che verrà pubblicata integralmente sabato. Poi il presidente svela la sua formazione preferita: "E' quella del 1996, quella che alzò la Champions League con Vialli e Ravanelli. Gli avversari nel tunnel prima di scendere in campo pensavano: 'Contro questi abbiamo già perso'". Con la scalata dalla B e e gli ultimi due scudetti vinti la Juve si è riappropriata della sua prestigiosa fama: "Tornare a vincere sul campo ci ha dato la possibilità di ribadire quanto siamo forti e pronti a guidare il sistema italiano".

Anche se al calcio italiano, nella fattispecie, Agnelli regala bordate: "Non è un buon prodotto. Gli stadi sono mezzi vuoti, c'è la violenza. Si comprano le magliette false e per 10 anni abbiamo atteso una legge che permettesse di costruire i nuovi impianti. Ormai siamo una lega di transito, non la destinazione finale dei top players. L'Italia e il calcio italiano hanno bisogno di riforme strutturali". Cosa invidia agli altri paesi? "Dell'Inghilterra le capacità di merchandising, della Spagna le libertà dei grandi club di vendere i diritti tv per conto proprio e non assieme ai piccoli club. Della Germania il fatto che le grandi squadra siano sponsorizzate e sostenute dalle multinazionali".

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