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17/6/2007

Mourinho-Sheva, un altro schiaffo

"L'ucraino? Il cagnolino di sua moglie"

L'ennesima stoccata al veleno, un altro capitolo di un amore mai sbocciato. José Mourinho e Andriy Shevchenko non hanno mai trovato il giusto feeling, forse complici gli screzi tra il tecnico e la proprietà, molto vicina all'attaccante ucraino. L'ultima accusa del portoghese riguarda la 'sudditanza' dell'ex rossonero nei confronti della consorte. "Quando lei alza la voce, lui finisce sotto il letto come un cagnolino".

Non si amano, d'altronde non sono mai riusciti a farlo. José Mourinho e Anriy Shevchenko hanno passato un anno a guardarsi di sbieco, sospettosi e convinti che l'altro fosse pronto a remare in verso opposto. Un rapporto mai nato, condito dalle usuali espressioni colorite del tecnico portoghese e dai mugugni dell'ex rossonero, lasciati come sassolini per indicare la via futura all'amico Abramovich. Una storia burrascosa, fatta di bocciature, panchine e facce lunghe, nonostante le puntuali smentite di guerra fredda imposte dal club londinese. L'ultimo capitolo è una sorta di revival, già sentito durante l'annata dei 'Blues', ma i toni sono sprezzanti e potrebbero segnare l'epilogo di una diatriba lunga ormai dieci mesi.

La battuta dell'allenatore è riportata da 'The Sun' e arriva direttamente da Ghana, dove Mourinho si trova per un'iniziativa benefica. Stuzzicato dal cronista inglese che riportava le voci su un possibile ritorno a Milano del giocatore, il tecnico ha risposto in modo caustico. "Io a casa mia sono il padrone - le parole di Mourinho -. Invece quando la signora Shevchenko alza la voce, lui si infila sotto il letto come il cane, con la coda tra le gambe". Un giudizio chiaro, al quale l'interessato ha preferito non rispondere. Dalle Barbados, dove Sheva sta trascorrendo un periodo di vacanza, non arriva nessun commento, ma solo la sensazione che quest'ennesima dimostrazione di sfiducia non faccia altro che acuire i desideri meneghini dell'attaccante. A questo punto, sembra anche plausibile che l'ucraino scelga il basdso profilo e si dichiari disposto a una decurtazione dell'oneroso ingaggio pur di lasciare Londra. Ora guadagna circa otto milioni, in Italia lo stipendio non andrebbe oltre i 5,5. Ma la rinuncia varrebbe una rinnnovata stima da parte dei propri colleghi e del mister, sopperendo a un relativo abbassamento degli emolumenti percepiti.