Katie Perry contro Katy Perry, la popstar perde la battaglia legale contro la stilista australiana
Dopo quasi vent'anni di cause e ricorsi, l'Alta Corte australiana dà ragione alla designer che potrà continuare a vendere abiti con il marchio Katie Perry
katy perry © Afp
Disputa lunga quasi vent'anni. Una piccola imprenditrice contro una star mondiale del pop. La lunga battaglia legale tra la stilista australiana Katie Taylor e la cantante Katy Perry si è conclusa con la decisione dell'High Court of Australia. Il tribunale ha stabilito che la designer ha il diritto di continuare a vendere i suoi capi con il marchio "Katie Perry", nome con cui aveva lanciato la sua linea di moda molti anni prima.
La lettera di diffida che ha fatto partire tutto
La vicenda risale al 2009. Taylor aveva appena inaugurato il suo primo showroom quando ricevette una lettera dai legali della popstar americana. Nel documento le veniva intimato di interrompere immediatamente la vendita dei vestiti con quel nome, chiudere il sito e ritirare tutto il materiale promozionale. "Era il giorno dopo l’inaugurazione" ha ricordato la stilista in un'intervista alla CNN. "Sono tornata nello showroom, c'erano ancora i bicchieri di champagne della festa. Ho aperto la posta e ho trovato la diffida: mi chiedevano di fermare tutto". In quegli anni la cantante stava conquistando il successo internazionale grazie ai singoli I Kissed a Girl e Hot N Cold, usciti nel 2008 e diventati hit globali.
Il nodo del marchio e i primi scontri legali
La stilista aveva registrato il marchio "Katie Perry" per la sua linea di abbigliamento, fatta di capi semplici, colorati e comodi, pochi mesi prima del primo tour australiano della cantante. Secondo il racconto di Taylor, scoprì l'esistenza della popstar proprio nel 2008, quando ascoltò alla radio I Kissed a Girl. Curiosa per la coincidenza del nome, acquistò persino il brano su iTunes. Nonostante un iniziale tentativo di accordo, le due parti non trovarono un'intesa. Alla designer fu riconosciuto il marchio per il settore dell’abbigliamento, mentre la cantante limitò le proprie richieste alle attività legate alla musica e all’intrattenimento.
Dal merchandising dei concerti alla nuova causa
La disputa è tornata in tribunale anni dopo, quando la popstar ha iniziato a vendere merchandising ufficiale durante i suoi tour, inclusi capi di abbigliamento con il suo nome. Nel 2019 Taylor ha quindi deciso di citare in giudizio la cantante sostenendo che la vendita di quei prodotti violasse il suo marchio registrato. La stilista ottenne inizialmente una vittoria davanti alla Corte federale australiana, ma in appello la decisione venne ribaltata: i giudici considerarono la notorietà della cantante nel Paese e il fatto che il merchandising fosse una pratica comune per le popstar.
Il verdetto finale dell'Alta Corte
La svolta è arrivata con la sentenza definitiva dell'High Court of Australia, che ha annullato la decisione d'appello stabilendo che la cancellazione del marchio non fosse giustificata. Secondo i giudici, l'utilizzo del nome "Katie Perry" da parte della stilista non è tale da generare confusione tra i consumatori. "Onestamente sembra quasi un sogno" ha commentato Taylor dopo aver letto il verdetto. Per la designer la lunga causa è stata un percorso difficile, ma necessario. Ha spiegato di aver voluto portare avanti la battaglia anche per difendere il principio che i marchi debbano tutelare le piccole imprese. Oggi la stilista è tornata alla sua attività quotidiana: vende i suoi abiti nei mercati di Sydney e guarda al futuro con maggiore serenità. "Dopo anni di incertezza, - ha commentato - posso finalmente andare avanti ed è una sensazione incredibile”.
