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Franco Battiato, 70 anni di un artista in bilico tra musica e filosofia

Dall'avanguardia ai grandi successi pop, il cantautore siciliano ha lasciato la sua impronta in 40 anni di musica diventando un punto di riferimento per moltissimi artisti della nostra scena

- Compie oggi 70 anni Franco Battiato. L'artista siciliano è una delle personalità più eclettiche e influenti della nostra musica. Da sempre a cavallo tra musica e filosofia con testi colti e ricchi di riferimenti alle culture mediorientali (e per anni affidati al filosofo Manlio Sgalambro), Battiato è passato nel corso della sua carriera dall'avanguardia più spinta al progressive fino alla lirica, lasciando un'impronta profonda nel pop.

    Di sicuro non ha trovato il modo migliore per festeggiare questo giro di boa, con l'incidente di una settimana fa durante il concerto al Petruzzelli di Bari che gli è costato la frattura di un femore. Ma lui non è tipo da farsi fermare da questi contrattempi "terreni" e ha già affermato che il "futuro sarà bellissimo". Per l'autunno ha in programma l'uscita di un mega box antologico con la sua opera omnia film, documentari, opere compresi, più due inediti e una cover. E nel frattempo, stampelle permettendo, continua a lavorare (da cinque anni) al film su Haendel.

    Punto di riferimento di molti artisti "moderni" (ma pochi sono più moderni di lui), da Alice ai Bluvertigo, da Carmen Consoli ai Marta sui Tubi, Battiato ha iniziato la sua carriera 50 anni fa, grazie a Giorgio Gaber. Fu lui infatti a fargli ottenere il primo contratto discografico e a ospitarlo, nel 1967, per la sua prima apparizione televisiva. I primi anni 70 sono quelli dello sperimentalismo più spinto, con album divenuti veri oggetti di culto, come "Fetus" e "Pollution", ai quali si è rifatto per il suo ultimo lavoro, "Joe Patti's Experimental Group", pubblicato l'anno scorso e dall'impronta fortemente elettronica.

    Negli anni 80 invece l'artista per pochi diventa il re delle classifiche. Grazie alla collaborazione con Giusto Pio e a una serie di canzoni divenute dei classici: "Bandiera bianca", "Centro di gravità permanente", "L'era del cinghiale bianco", "Voglio vederti danzare", "Cuccurucucù Paloma", "E ti vengo a cercare". In quegli anni i successi di sprecano e contribuiscono a creare l'immagine di Battiato come big della musica italiana. Melodie leggere, arrangiamenti moderni e testi tra il surreale e il colto:è questa la ricetta vincente. Che l'artista siciliano però abbandona ben presto per nuove vie sonore. Come quelle dei primi anni 90, con il lavoro "Come un cammello in una grondaia" e canzoni come "Povera patria".

    Dal 1994 il suo percorso muta ancora. Per merito della collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, che a lungo sarà autore dei testi dei lavori di Battiato. Dopo alcuni lavori dalla forte impronta intellettualistica, nel 1996 pubblica l'album "L'imboscata", che lo riporta in vetta alle classifiche e che contiene uno dei brani simbolo per Battiato: "La cura". Tra il 1999 e il 2008 si dedica invece al canzoniere italiano, con la trilogia dei "Fleurs", nella quale ripropone a suo modo canzoni celebri e meno celebri di altri artisti. Negli ultimi anni si è dedicato sempre più intesamente anche a progetti paralleli, come la pittura e il cinema e lo si è visto persino al Festival di Sanremo, a suo modo, nella doppia veste di autore in gara e direttore d'orchestra, e in coppia con il gruppo Antony and The Johnson, con il quale ha dato vita a un tour apprezzatissimo immortalato in un album dal vivo.

     

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