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8/3/2007

Jazzmeeting, di scena Nicola Stilo

Tgcmo intervista il compositore

Il flautista, pianista e compositore Nicola Stilo ospite di questa settimana. La sua carriera professionale parte nel '74 con il gruppo di Musica Folklorica di Dodi Moscati. Nel '75 fa parte della "Folk Magic Band", orchestra di "jazz - etnico ante litteram", che ebbe vita non lunga ma intensa e fu un trampolino per vari musicisti. Nel 1980 c'è l'incontro con Chet Baker col quale lavora intensamente fino al giugno '85. Dal giugno '85 al luglio '86 vive e lavora in Brasile.

Dopo aver lasciato il paese sud americano Nicola Stilo lavora ancora intensamente con Chet Baker, fino alla scomparsa di quest'ultimo nel maggio '88. Dal 1989 lavora principalmente su propri progetti musicali: in "Duo" col pianista Luca Flores e col pianista brasiliano Guillerme Vergueiro; in "Trio" con Manù Roche e Francesco Puglisi; in "Quintetto" col chitarrista Fabio Zeppetella. Con il trio Nicola ha anche ospitato nei propri progetti la cantante Barbara Casini e il chitarrista e compositore brasiliano Toninho Horta. Proprio da questa esperienza inizia il nostro incontro con Nicola Stilo.

"Il trio - dice il musicista, - è nato da una collaborazione con il bassista barese Leopoldo Sebastiani ed il batterista romano Alessandro Marzi. Per un periodo abbiamo suonato con Barbara Casini alla voce, una bellissima esperienza anche se abbiamo dato vita attualmente ad una sorta di "pausa di riflessione", un'attività che si è soltanto rallentata e che spero di recuperare perché dal punto di vista musicale, abbiamo fatto un ottimo lavoro, ora sono aperto a nuove storie, il mio organico non e' fisso anche se il trio è un po' la "cosa che ho pronta" da portare in giro e con il quale è facile suonare, qualche mese fa abbiamo fatto il disco "Immagini" con la partecipazione di Silvia Donati alla voce.

Quanto il Brasile nel quale hai anche lavorato e soggiornato è stato fondamentale per te?
Questo paese ha una cultura importante che ha sempre contaminato la mia musica, anche prima del mio soggiorno per lavoro in Brasile avevo lavorato con cantanti come Giovanna Marinuzzi e Lilian Terry la prima cantante di bossanova la seconda una delle poche cantanti di jazz conosciute in Italia, poi c'è stata la conoscenza di Jobim e Chico Buarque ha fatto breccia in me fin da quando avevo 20 anni. Una specie di "virus positivo" che ti coinvolge sempre di più, essendo l'universo musicale brasiliano così variopinto e fatto di artisti per lo più sconosciuti è sempre un piacere venire a contatto con queste culture e c'è anche l'affinità con la bossanova, un genere fatto di eleganza, ricerca per l'armonia e gusto per la melodia, avendo suonato per nove anni con Chet Baker per una tournee di 20 giorni, poi mi fermai per più di un anno.

Tu hai condiviso il tuo cammino anche con Luca Flores e Massimo Urbani. Che ricordo hai del lavoro insieme?
Con loro condividevamo la passione per la musica e per la poetica ed entrambi ci hanno lasciato in giovane età. Forse il loro "genio" è stato riconosciuto in ritardo, sono orgoglioso di aver fatto parte di questa generazione di musicisti che sono stati importanti per una sorta di "rinascimento musicale" anche se anche oggi c'è ancora rammarico per le difficoltà che abbiamo incontrato in passato. Di Massimo Urbani è rimasta insuperata la capacità di essere passionale e lo stesso Luca ha lasciato tracce musicali di grande profilo, anche se caratterialmente erano completamente diversi.

Giancarlo Bastianelli