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DirettaCanale 51

9/10/2006

"Sono la balia di Dylan Dog!"

Tgcom intervista Paola Barbato

Sembra ieri che nelle edicole faceva la sua apparizione un fumetto con uno strano investigatore che ricorda Rupert Everett, che si veste sempre con camicia rossa e giacca nera, di professione fa l'indagatore dell'incubo, si muove con relativa tranquillità tra mostri, zombie e fantasmi, finisce spesso per innamorarsi delle sue clienti, è (quasi) perennemente squattrinato e ha un assistente fuori di testa spiccicato Groucho Marx. Sembra ieri, e invece Dylan Dog ha compiuto vent'anni, considerato che nell'autunno del 1986 usciva "L'alba dei morti viventi". Per festeggiare il compleanno è arrivata una storia a colori su due albi ("Xabaras" e "In nome del Padre") disegnata da Bruno Brindisi e scritta da Paola Barbato, ormai da diversi anni una delle "biografe" del detective di Craven Road. Con lei abbiamo parlato di questo compleanno, non prima però di aver conosciuto il "suo" Dylan.

Paola Barbato

Se il papà di Dylan Dog è Tiziano Sclavi, tu come ti consideri?
Io sto a Dylan come la signorina Rottenmeier sta ad Heidi. Mi sento più la sua balia, la sua tutrice, la sua governante. Non posso dirmi la sua mamma perché sono troppo cattiva, severa, e neanche sorella, perché non ho quel rapporto giocoso che di solito si ha con un fratello. E non ho neanche la malizia delle cugine, anzi. Sono rigida come un bastone...

Heidi non la citi a caso, visto che, come hai affermato in passato, con Candy Candy e Jenny la tennista ha segnato la tua formazione tra fumetti e cartoon. Anche se poi ti sei ritrovata a scrivere le storie di un personaggio molto maschile... 
Questa è stata la mia fortuna. Da bambina guardavo cartoni animati  e leggevo manga da 'femmine'. Quando ho scoperto Dylan Dog non mi sono fatta affascinare dal personaggio. Dylan come uomo non mi attraeva, mi piacevano le trame, le ambientazioni. Mi sono affezionata alla serie. Quindi non avendo fascinazione sono riuscita, quando sono passata a scrivere le storie, a gestire tutto con sufficiente distacco. Perché quando sei troppo coinvolta con un personaggio tendi a favorirlo, e favorire Dylan è una cosa che alla fine è controproducente, può rovinarlo.

Se Dylan non ti entusiasma più di tanto, c'è qualcun altro a cui sei particolarmente affezionata?
Sono molto legata a un po' tutti comprimari, più a loro che a Dylan. E' molto difficile che nelle mie storie si vedano un ispettore Bloch o un Groucho in difficoltà. Solo a Dylan ne faccio di ogni. Bloch, ad esempio, è un personaggio molto sottovalutato. Un uomo della sua età che fa ancora certe irruzioni, ha coraggio, anche se malcelato dalle finte lamentazioni sulla vecchiaia, però alla fine c'è sempre e non fallisce mai.

Dylan e le donne: sedotto e abbandonato diciamo nei primi dieci anni di storie, poi qualcosa è cambiato. Tu come lo fai interagire con le sue affascinanti clienti?
Il mio Dylan non è neanche sedotto, è quasi dedito all'ascetismo, non gli faccio combinare niente, per il semplice fatto che nelle intenzioni di Tiziano Sclavi Dylan ogni volta si doveva innamorare e venire regolarmente scaricato. Col tempo si è innaturalmente trasformato in uno sciupafemmine, che è una caratteristica contraria al personaggio, il fatto che in ogni numero dovesse esserci una donnina era diventata una cosa meccanica. Io ho pensato che un sano periodo di astinenza non gli avrebbe fatto male, avrebbe ridimensionato un po' la cosa. Dylan ora è più solo, ed è più giusto così, perché dovrebbe essere alla perenne ricerca della donna perfetta senza trovarla mai, puntando all'amore e non al consumo.

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Ultimo aggiornamento ore 12:58


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