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14/9/2006

A Popular è di scena Di Giacomo

Tgcom ha incontrato l'artista

Rock, pop, progressive e musica contemporanea sono le principali strade che seguiremo in questa nuova rubrica che parte con un grande cantante che ha legato il suo nome ad uno dei più importanti gruppi del rock italiano: il "Banco del Mutuo Soccorso". Lui è Francesco Di Giacomo, che abbiamo raggiunto nella sua casa immersa nella quiete della campagna romana, ed al quale abbiamo chiesto qualcosa sulle origini di questa band storica, paragonata dalla critica e dal pubblico alle migliori realtà del progressive d'oltremanica come: Emerson, Lake And Palmer, Jethro Tull e King Crimson.

Come è iniziata la tua avventura nel "Banco"?
Quando io sono entrato nel gruppo il Banco esisteva già, e quando lessi sul giornale il nome del gruppo "Banco del Mutuo Soccorso" pensavo si
trattasse di musicisti part-time mi ricordavano un  specie di dopolavoro, invece li conobbi ed ebbi un incontro particolare con questi miei coetanei.
Vittorio Nocenzi cercava una cantante alto e biondo ed arrivai io che sono l'esatto contrario, ho fatto questo provino con loro e siamo poi diventati la band che tutti conoscono.

In quel periodo non c'è stata soltanto musica di qualità ma anche grande attenzione alla grafica dei dischi...
Una volta il "33 giri" diventava una specie di introduzione al disco stesso, anche per questo  noi nello specifico curavamo molto queste cose, dal momento che guardavamo molto a ciò che accadeva intorno a noi e cercavamo di e di non essere uguali ad altri gruppi. Nel primo disco fotografammo un salvadanaio vero, oggi con il cd questo non più possibile dal momento che nella nostra vita ci sono tutti oggetti piccoli come l'Mp3 che ha sostituito supporti più grandi, ma se da un lato aumenta la comodità non c'è più la vecchia copertina del 33, che era una sorta di guida al disco. In quel periodo la copertina era molto importante ed anche per questo e si cercava di farla nel modo più bello, dandogli un significato forte a volte pomposo ma comunque esplicativo.

Come creavate le vostre canzoni?
Le canzoni del Banco credo nascessero come per tutti: a volte da una riga a volte da un'intuizione musicale o da un'intera parte musicale o da una riflessione più estesa, che diventava testo per una canzone. La scrittura di getto esiste solo quando la cosa ha corpo, poi quando gli devi dare forma al testo questo nasce e si aggiusta in funzione della musica, il difficile è mantenere il senso e la creatività dell'idea originale. Spesso nasceva prima la musica poi il testo, raramente l'incontrario poi c'era un grande lavoro insieme di tutti i componenti del gruppo che comunque davano il loro contributo. Un brano che avevi pensato per 15 minuti diventava di 4 o 5 minuti. Allora c'era molta creatività e non c'era un pezzo che ci è piaciuto in particolare ma tra i tanti potrei citare ad esempio "R.I.P." che fa parte del primo album e che ci emoziona ancora, perchè è una composizione che ha segnato un' epoca con un testo fortemente antimilitarista che riteniamo sempre attuale, dal momento che il tema del rifiuto delle guerra ci riguarda da vicino anche oggi, un'utopia quella della pace, che è dietro tutte le nostre canzoni.

Il periodo del Progressive italiano è stato pieno di gruppi di grande valore, forse meno numerosi invece erano i vocalist oggi si ricordano
essenzialmente Demetrio Stratos e Francesco di Giacomo...
Si ma Demetrio più di me perché è stato il primo a fare una ricerca fisica sulla voce e di questo gli è stato dato atto anche quando era ancora in vita, mentre io non ho studiato nulla, sono autodidatta non mi interessava studiare canto. Io mi sento portato per la manualità ed avrei voluto fare il muratore.

Il "Banco" in realtà non si è mai sciolto.
Noi non ci siamo mai divisi, abbiamo sempre suonato insieme, in Italia quando un gruppo sta insieme da molti anni nel momento in cui i componenti si dedicano progetti personali per la gente significa che il gruppo è sciolto noi abbiamo fatto la tournee estiva, potendo scegliere i posti ed è il nostro desiderio più grande se faremo ancora un disco, anche se ci stiamo lavorando ma senza nessun affanno.

Giancarlo Bastianelli