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6/6/2006

Andrea Parodi, il coraggio ha voce

L'ex Tazenda si racconta a Tgcom

Il grande pubblico lo ricorda come la voce dei Tazenda, per l'impresa di aver reso "pop" una lingua difficile e affascinante come il sardo (con brani da pelle d'oca come "No Potho Reposare") e per il successo sanremese di "Spunta la luna dal monte" (premio della critica alla kermesse canora nel '91). Solo una nicchia di aficionados ha invece seguito il percorso artistico solista di Andrea Parodi, che ai riflettori della popolarità ha preferito una carriera da indipendente, lontana da compromessi commerciali e case discografiche, ma ricca di soddisfazioni e collaborazioni importanti: Noa, Al di Meola e Mauro Pagani, per fare solo qualche nome. Da tempo "allergico" alla tv, il cantante è tornato di recente nel piccolo schermo ospite della trasmissione mattutina di Maurizio Costanzo. E lì, irriconoscibile per i capelli rasati - tutti se lo ricordavano con una lunga chioma e, negli ultimi anni, una folta barba quasi da asceta - ha cantato con la sua voce unica, ha raccontato di sè e della malattia incurabile che lo ha colpito. Abbiamo raggiunto Andrea per ascoltare la sua testimonianza di uomo e artista straordinario, in un momento così difficile, ma anche magico: a giorni sua moglie darà alla luce una bimba.

Parodi con Al Di Meola, foto di Peppuccio Trudu

Ciao Andrea, come stai?
Tornare a cantare dopo tanti mesi è stato difficile. Sono in chemio da gennaio, quindi la voce è fuori allenamento. Sono come un giocatore che è rimasto fermo, ma mi dicono che da Costanzo ho cantato bene.

Come hai vissuto questi mesi?
La notizia del primo tumore allo stomaco è stata una mazzata, ho subito pensato che avrei perso la voce perché operandomi mi avrebbero tagliato il diaframma. Invece sono stato giudicato inoperabile e in un certo senso è stato meglio così, almeno posso cantare. Dev'essere che qualcuno mi ha ascoltato...

Raccontami di questi nove anni senza Tazenda, perché vi siete sciolti?
In effetti i Tazenda non si sono mai sciolti, da nove anni non lavoro più con loro e il motivo è che dopo i primi tre dischi non ero più soddisfatto. Troppi inquinamenti esterni e sentivo l'esigenza artistica di non chiudermi in un genere.

Quindi cosa è successo?
Non ho più voluto andare in tv e cantare in playback, ho cominciato a girare per i più importanti festival del mondo... Io mi esprimo bene negli spettacoli dal vivo, sono un cantante emozionale, una mia canzone non è mai uguale da una sera all'altra: dipende da come mi sento.

Però domenica a Porto Torres c'è stata la grande reunion...
Sì dopo tanti anni, quest'estate ci ritroviamo per almeno sei date, quattro in Sardegna e due sul continente. La prima è stata il 4 guigno a Porto Torres, dove sono nato.

Com'è andata?
E' stato bellissimo. C'era tantissima gente, ho sentito l'abbraccio del pubblico. Abbiamo suonato per due ore, ad un certo punto ho cominciato a sfogliare il libro delle canzoni dei Tazenda, e con voce e due chitarre ho riproposto dei frammenti di canzoni, anche a seconda delle richieste che venivano dal pubblico.

E con i tuoi colleghi?
A metà concerto mi hanno fatto sedere e mi hanno cantato "La cura" di Battiato.

Parodi e Noa, foto Francesco Santucci

La grande popolarità ti manca?
In realtà sto meglio di prima, il rischio quando sei famoso è di diventare un prodotto. Oggi ai miei concerti viene sempre molta gente, mi godo la famiglia e guadagno anche di più...

Dove hai trovato la tua ispirazione da solista?
Ho viaggiato un po' dappertutto, dalla Provenza alla Grecia, per conoscere altre realtà musicali e scoprire le melodie popolari del Mediterraneo. Poi, nel 2002, è uscito "Abacada", il mio primo album da solista.

Quando hai cominciato a cantare?
Canto da quando sono nato...

Sei noto per cantare in sardo, di dove sei originario?
Come ti dicevo, sono nato a Porto Torres. Ma mio padre era di Savona, figlio di pescatori, faceva il direttore di macchina sulle navi. Mia madre invece era sarda, molto attaccata alla terra, uno spirito un po' selvaggio. Una stanza della casa era occupata dal cavallo, pensa che mio nonno è stato l'ultimo dei "pony express" che hanno lavorato in Sardegna.

La tua storia personale fra Liguria e Sardegna ricorda un po' quella di De Andrè. L'hai  conosciuto?
Sì. Alla fine del'88 squilla il telefono, rispondo e sento "Sono De Andrè". "Sì e io sono Garibaldi...", mi è venuto da pensare. Invece era proprio lui. Era a Milano, mi ha invitato a cena e da lì è nata un'amicizia.

Come te lo ricordi?
Tutti dicono che era un po' orso, invece era una persona affabile. La prima volta che sono andato a casa sua era in cucina e mi ha accolto con queste parole: "Ciao, ho appena finito di preparare un minestrone alla genovese...". Ho sempre avuto molta stima di De Andrè, artisticamente negli ultimi anni era molto cresciuto.

Hai collaborato con lui per "Pitzinnos in sa gherra"
Sì, però quando incontravo De Andrè si parlava di tutto, ma poco di lavoro.

E della collaborazione con Al Di Meola che mi dici?
Mi ha notato lui mentre facevo il check sound prima di un concerto a Seui, in Sardegna, contro le scorie radioattive. Durante il concerto era in prima fila e, alla fine, mi ha detto: "Hai la voce più incredibile che abbia mai sentito, voglio fare qualcosda con te". (da quell'esperienza è nato lo spettacolo "Armentos" e il disco "Midsummernight in Sardinia", ndr).

I tuoi prossimi impegni?
Ci sono i concerti con i Tazenda. Poi porterò avanti il mio spettacolo "Andrea Parodi, d'altro canto", ma per il momento non ho potuto fissare date per le mie condizioni di salute. Farò pochi concerti e, dal momento che sono anche un interprete, canterò anche brani di altri: come "Hotel Supramonte" di De Andrè.

Francesco Pederielli