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Al botteghino dei Test Medicina le università incassano 3 milioni di euro

Sono 57 mila i candidati che hanno pagato la tassa d’iscrizione ai test d’ingresso di Medicina e Chirurgia. Poco più di 9mila avranno il posto

- Strumento di selezione o ghiotta occasione per fare cassa? A pensar male più la seconda, visto che sostenere il test di Medicina 2015 a Milano Bicocca costa solo 10 euro, mentre a Napoli ne servono 100. Eppure la prova è uguale per tutti, la prepara e la produce il Cineca, come anche la graduatoria per cui si concorre, che è nazionale. Secondo una stima realizzata dal portale specializzato Skuola.net, i 57.000 aspiranti camici bianchi attesi oggi alla prova nelle università pubbliche hanno sborsato complessivamente una cifra vicina ai 3 milioni di euro. Il tutto nonostante una contrazione degli iscritti paganti di ben 7.000 unità rispetto alla precedente tornata.

Al botteghino dei Test Medicina le università incassano 3 milioni di euro

Solo poco più di 9.000 candidati eccellenti avranno il posto, agli altri la magra consolazione di ritentare. Infatti, secondo un’indagine di Skuola.net su 600 candidati, 3 su 4 hanno già contemplato l’opzione fallimento e si sono preventivamente iscritti ad almeno un altro test d’ingresso, versando la relativa tassa.

Buone notizie per le casse degli Atenei, che con buona probabilità riescono a marginare con la tassa d’iscrizione. In teoria il costo vivo della prova di selezione dovrebbe essere simile per tutte le università pubbliche. D’altronde ai candidati viene somministrato lo stesso test, ideato, prodotto, distribuito e corretto dal Cineca.

Eppure la forbice dei costi di iscrizione al test di Medicina è compresa tra i 10 euro di Milano Bicocca e i 100 euro delle quattro università più costose: la Federico II e la Seconda Università di Napoli, L’Università del Piemonte Orientale Vercelli- Avogadro, l’Università di Salerno. Con 90 euro di costo di iscrizione rientra tra le prime 5 l’Università di Messina. Ben più economiche, dopo la Bicocca di Milano, le sarde Cagliari e Sassari (22 euro e 25 euro), e la veneta Padova (27 euro). Molto al di sotto la media, che si attesta intorno ai 50 euro a candidato per le università pubbliche, Tor Vergata di Roma e l’Università de L’Aquila: chiedono “solo” 35 euro. Su questa base si può stimare che nelle casse delle università pubbliche entrino poco meno di 3 milioni di euro. Si tratta di una rendita di circa 300 euro per ogni posto messo a disposizione.

“Nonostante la graduatoria nazionale, che permette a uno studente di partecipare all’assegnazione dei posti virtualmente in ogni sede ateneo pubblico italiano, i test di ingresso continuano a costare in maniera diversa di città in città – dichiara Daniele Grassucci, Responsabile della Comunicazione del portale Skuola.net – non si capisce il motivo per cui in alcuni atenei il test costi 100 euro e in altri poco più di 30. Se questa cifra serve a coprire i costi vivi dell’organizzazione, allora bisognerebbe effettuare una spending review negli atenei più costosi. Altrimenti vien da pensare che sia un’occasione per lucrare sugli studenti.”

Ma che volto hanno questi 57mila candidati? Si tratta per lo più di aspiranti matricole al primo tentativo, ma ben 1 su 7 ci riprovano almeno per la seconda volta. Si sta impegnando da tempo per tentare di spuntarla: solo il 10% circa ha iniziato a studiare poco prima del test, o da qualche settimana. Tutti gli altri sono sui libri da mesi. Addirittura, 1 su 4 sostiene di allenarsi da circa un anno. Il metodo di studio? Tra libri e internet. Se il 40% circa dichiara di preferire il cartaceo, il 37% si sposta sulle simulazioni online.

Cosa spinge l’aspirante medico o dentista a tentare una prova di ammissione così selettiva? Anche se non manca un buon 18% che si dice spinto da opportunità di carriera e di guadagno, per la maggioranza, circa il 73% del campione, è una questione di passione. E se va male, il piano B è riprovarci l’anno successivo: non mollerà la presa la maggioranza degli intervistati, circa il 60%. E se circa 1 su 3 proverà altre strade, una buona fetta, il 5%, tenterà la scorciatoia dell’università straniera.