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Triton, l'Europa finalmente si muove

Tra pochi giorni va in soffitta Mare Nostrum: Michele Cercone, portavoce per gli Affari interni della Commissione Ue, spiega a Tgcom cosa cambierà, chi si impegnerà e chi pagherà

di FRANCESCA AMBROSINI

- Compie un anno  la missione Mare Nostrum/Frontex, voluta dal Governo e dall'Unione Europea  all'indomani della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui morirono 366 persone. Un progetto nato per fronteggiare  l'emergenza umanitaria nel Mediterraneo: 150mila migranti soccorsi e portati in salvo, 330 trafficanti di esseri umani bloccati, 5 navi madre sequestrate. Ma ad oggi  c'è  ancora molto da fare.  


A fine mese Mare Nostrum - 900 militari impiegati ogni giorno - chiuderà e il primo novembre partirà  Triton, operazione  di controllo delle  frontiere europee  a cui partecipano 20 Paesi.

Triton, l'Europa finalmente si muove

Abbiamo chiesto dettagli su questo nuovo impegno dell'Europa a Michele Cerconeportavoce per gli Affari interni della Commissione.

"Triton - ci spiega - avrà come obiettivo principale quello di incrementare l’assistenza all’Italia e nasce da un accordo l'agenzia esecutiva per la protezione delle frontiere UE. L'operazione conterà sulla partecipazione di più Stati membri, con maggiori risorse umane e tecniche assicurate da questi ultimi. Frontex e l’Italia stanno attualmente definendo gli ultimi dettagli del piano operativo. Frontex ha lanciato un invito agli Stati membri a partecipare e contribuire".

2. Quale sarà il budget stanziato dall'Europa per Triton?
ll bilancio mensile dell’operazione è stimato in 2,9 milioni di euro. Per finanziare l’avvio e la prima fase dell’operazione sono stati trasferiti fondi dal Fondo sicurezza interna e dal bilancio di Frontex. Un aumento del bilancio 2015 di Frontex deve essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, in modo da potere mantenere gli stessi livelli di finanziamento delle operazioni a lungo termine.

3. Quali le differenze essenziali con le operazioni già in atto in passato?
Un sostegno all’Italia è stato fin ora fornito mediante due operazioni coordinate da Frontex, denominate “Hermes” ed “Aeneas”. L’operazione congiunta “Hermes”, coordinata da Frontex, è operativa - in diverse forme e con alcune interruzioni - da diversi anni. L’Italia funge da unico Stato ospitante. Questa operazione congiunta viene attuata in prossimità delle coste italiane per controllare le frontiere esterne dell’UE, con un bilancio annuo per il 2014 pari a circa 5 milioni di euro. Su richiesta dello stato ospitante, l’Italia, le attrezzature natanti dell’operazione sono fornite dall’Italia stessa (Guardia Costiera e/o Guardia di Finanza); altri Stati membri contribuiscono con velivoli di sorveglianza e agenti distaccati sul terreno per sostenere le procedure di controllo/valutazione.

4. Il ministro Alfano ha ribadito più volte che quelli del Mediterraneo non sono solo i confini dell' Italia ma dell'Europa. Si andrà in questa direzione?
Con il lancio dell’operazione Triton, commisurata alle esigenze e richieste delle autorità italiane, l’UE può dimostrare concreta solidarietà all’Italia, rafforzando la sorveglianza di frontiera e sostenendone gli sforzi umanitari. Mi auguro ora che gli Stati membri rispondano all’appello lanciato da Frontex fornendo apparecchiature e personale, in modo che Triton possa essere operativo quanto prima. Il Mediterraneo è un mare europeo e una responsabilità europea. Con l'operazione «Mare Nostrum» c'è stato da parte dell l’Italia uno sforzo formidabile per aiutare migliaia e migliaia di profughi che hanno rischiato la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo a bordo di precarie imbarcazioni.

È chiaro che l’operazione Triton non può e non intende sostituire Mare Nostrum. Quella sul futuro di Mare Nostrum resterà in ogni caso una decisione italiana. Triton non pregiudica le responsabilità degli Stati membri nel controllare la propria parte delle frontiere esterne dell’UE, nonché i loro obblighi in materia di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso. Confido nel fatto che l’Italia continui ad assolvere i propri obblighi europei ed internazionali; la Commissione europea continuerà dal canto suo a fornire assistenza europea a tali iniziative.

5. Di quali strumenti si avvarrà Triton per evitare il ripetersi delle tragedie del mare alle quali abbiamo assistito negli ultimi tempi?
“Triton” si baserà sulle risorse umane e tecniche messe a disposizione dagli Stati membri partecipanti. Frontex ha lanciato un invito agli Stati membri per invitarli a contribuire con due aerei distaccati a fini esclusivi di sorveglianza, tre navi pattuglia nonché 7 equipe di agenti distaccati a fini di rapporto/raccolta di informazioni e monitoraggio/identificazione. Oltre che su queste risorse l’operazione potrà contare su attrezzature forniti dall’Italia.Al momento, Frontex ha ricevuto offerte di equipaggiamento tecnico e guardie di frontiera da 26 Paesi membri. L'Agenzia prevede lo schieramento al mese di due navi di pattuglia d'altura, due navi di pattuglia costiera, due motovedette di pattuglia costiera, due velivoli e un elicottero.

Come tutte le operazioni Frontex, “Triton” verrà attuato nel pieno rispetto degli obblighi internazionali e dell’UE, tra cui il rispetto dei diritti fondamentali e del principio di non respingimento, che esclude le espulsioni. Il progetto mira a sostenere l’impegno italiano, e non rappresenta certo un’alternativa o una sostituzione per gli obblighi italiani di controllo e sorveglianza delle frontiere esterne dello spazio Schengen e di garanzia del pieno rispetto degli obblighi internazionali e dell’UE, in particolare per quanto riguarda la ricerca e il salvataggio in mare. Ne consegue che l’Italia dovrà continuare a compiere notevoli e costanti sforzi - utilizzando mezzi nazionali - pienamente coordinati con l’intervento di Frontex, per gestire la situazione. Tutti gli Stati membri possono utilizzare a fini di sostegno operativo (vale a dire per coprire le spese di funzionamento delle proprie operazioni di controllo alle frontiere), fino al 40 % delle risorse disponibili per i propri programmi nazionali a titolo del nuovo Fondo sicurezza interna .

6. Com’era stato annunciato ad agosto, il rafforzamento di mezzi e risorse per Triton dipenderà dalla disponibilità e dalla partecipazione degli Stati membri. Ad oggi, hanno confermato il sostegno all’operazione Francia, Germania e Spagna. Non tutti gli Stati membri riconoscono apertamente come “frontiera europea" le acque di Lampedusa. Questo può essere un problema...
Purtroppo non esistono guardie di frontiera europee, né aerei o navi sotto il comando diretto dell’Agenzia. Pertanto il successo di questa nuova operazione dipenderà dal contributo che gli Stati membri dell’UE sono pronti a fornire. La Commissione incoraggia vivamente tutti gli Stati membri a partecipare e a impiegare le risorse necessarie in uno spirito di solidarietà. Come ha ribadito la Commissaria Mamlström qualche tempo fa, per avere successo, devono essere tuttavia integrati da altre misure. È indispensabile che gli Stati membri dell’UE diano ora piena attuazione al sistema europeo comune di asilo, e che si facciano seri sforzi per istituire un autentico programma europeo per il reinsediamento dei rifugiati. Le sfide che l’UE si trova ad affrontare impongono a tutti gli Stati membri di assumersi le proprie responsabilità, offrendo protezione alle persone bisognose di aiuto. Un altro strumento efficace di solidarietà effettiva è il meccanismo di reinsediamento dei richiedenti asilo, uno strumento ideato dalla Commissione che permette il trasferimento dei rifugiati dai campi profughi verso uno degli Stai membri.

La Commissione si è dichiarata pronta a sovvenzionare gli Stati con un importo di 6 mila euro per rifugiato accolto. Ma attualmente solo una minoranza di Stati membri ha usato questo strumento di solidarietà: nel 2012 per esempio, 4.500 persone sono state reinsediate nell’UE da 11 Stati membri. Vi sono quindi 17 paesi che possono fare di più"

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