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DirettaCanale 51

Quando nel bambino-vecchio ogni cosa è illuminata

Telebestiario di Francesco Specchia

- Negli anni '90, nel salotto del Maurizio Costanzo Show, a volte ricettacolo d’un’Italia eroica e nascosta, si muoveva con allegria Isabella Ceola, malata di progeria, la sindrome di Hutchinson-Gilford dell’invecchiamento precoce. Era uno straordinario mucchietto d’ossa che gridava alla vita, Isabella; quando morì di vecchiaia a soli 28 anni (la malattia è implacabile), la tv intelligente si listò a lutto. Ecco. Il sorriso di Sammy Basso, diciottenne di Vicenza, con volto da sessantenne, ossa di cristallo e tenacia di tungsteno, mi ricorda quello di Isabella. Non è un caso che guardando Il Viaggio di Sammy, docureality sul canale del National Geographic (Nat Geo People, sabato ore 22) possa assalirti una commozione che mai avresti detto.

Quando nel bambino-vecchio ogni cosa è illuminata

Il programma si cadenza sul viaggio della maturità scientifica di Sammy da Bassano attraverso la mitica Route 66, la passerella d'America. Le immagini accarezzano, mettono a fuoco i piccoli gesti, sono accompagnate da sottofondo beat anni 70: Sammy che si sveglia nel lettino, inforca con fatica gli occhiali e spulcia l’enciclopedia dei pellerossa tra la testa di Bart Simpson e le medicine; Sammy che "per non irrigidirsi ha bisogno che il corpo sia manipolato", sempre dallo stesso massaggiatore che lo conosce da quando, a 8 anni "entrava in una sacca della palestra"; Sammy che passa con papà, mamma e l'amico Riccardo nelle caverne di vento della Monument valley e tra le spiagge piene di "belle onde e belle curve". Sammy che parla forbito e dice che in fondo "Il viaggio è sempre stato una metafora di vita".

Eppoi la visita agli studi di James Cameron a Hollywood, realizzando il suo desiderio ("ho un desiderio: incontrare James Cameron il regista di Avatar. Ho visto il film almeno una ventina di volte..."). E l'appuntamento con Matt Groening, autore dei Simpson, il cartone preferito ("A proposito: ciucciateci il calzino..."). E il primo lancio in una partita di baseball a Los Angeles. Una sorta di cerchio d’emozioni sospese, fino al ritorno di Sammy a Padova, per iscriversi a fisica nucleare. Non c'è nulla di speciale in questo percorso di piccole felicità vissute come se fossero le ultime. Anzi, teoricamente si potrebbero accusare gli autori d'indulgere sulla malattia. Eppure molti occhi si inumidiscono, tutto scorre bene, come direbbe Jonathan Safran Foer "ogni cosa è illuminata...".

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Il Viaggio di Sammy