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Via della Seta, Palazzo Chigi: "Il memorandum non è in discussione"

Il nodo sullʼaccordo commerciale con la Cina emerso dalle differenze di vedute tra i due alleati di governo. Per Di Maio lʼintesa farà aumentare lʼexport. Più cauto Salvini: "Si può modificare"

Il tema della Via della Seta continua a tenere banco all'interno della maggioranza. E' dovuto intervenire Palazzo Chigi, in serata, per chiudere ogni dissertazione sull'accordo commerciale. "Il memorandum d'intesa tra Italia e Cina, non è in discussione. Il governo è compatto sulla volontà di firmare questo documento, frutto di una negoziazione durata svariati mesi, che non è giuridicamente vincolante", affermano fonti di palazzo.

Rafforzata la Golden Power - Nella nota viene assicurato che il memorandum contiene richiami ai principi e agli standard europei in materia di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale. Palazzo Chigi poi annuncia che all'interno del decreto "sblocca cantieri", che arriverà in Consiglio dei Ministri la prossima settimana, saranno inserite alcune norme che rafforzano la Golden power, al fine di tutelare ancor più efficacemente gli interessi strategici del nostro Paese.

Di Maio: "Accordo non nuova alleanza geopolitica" - Ad aver ribadito l'importanza del patto con la Cina era stato in giornata il vicepremier del M5s Luigi Di Maio sottolineando che "nel governo c'è totale accordo" e osservando che la "Via della Seta" "non deve essere vista come una nuova alleanza geopolitica". Per il capo dei 5 Stelle, con il memorandum "si comincia a prendere i prodotti italiani e a portarli in Cina. L'intesa che firmerò come ministro dello Sviluppo economico assieme al presidente cinese servirà anche ai porti del Sud. E soprattutto porterà nuove occasioni di sviluppo in porti come quelli di Taranto, dunque è una grande opportunità per le nostre imprese. Tante partnership e occasioni di lavoro in Cina per le nostre aziende che significa portare il Made in Italy nel mondo".

Salvini: "No all'accordo se ci saranno rischi per la sicurezza" - Più cauto il vicepremier leghista, il quale ha posto l'accento sulla questione della sicurezza. "Se ci sarà il solo lontanissimo dubbio che certe acquisizioni possano mettere in difficoltà la sicurezza nazionale, da ministro dell'Interno dirò un secco no. Prima di permettere a qualcuno di investire sul porto di Trieste o Genova, guarderei a fondo. Se fosse un americano nessun problema, se invece venisse dalla Cina sarebbe diverso. Ogni investimento in settori strategici necessita la massima prudenza". Salvini ha quindi ribadito che "il memorandum non è un testo sacro, si può modificare".

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