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Renzi: "LʼItalia smetta di essere la patria delle divisioni, basta dire no senza proporre alternative"

Il premier allʼassemblea di Assolombarda: "Sono in tanti a fare la ola quando i dati Istat vanno male e cʼè chi usa il metodo Bubka per alzare lo scontro"

Renzi: "L'Italia smetta di essere la patria delle divisioni, basta dire no senza proporre alternative"

"Sono convinto delle nostre potenzialità a condizione che l'Italia smetta di essere la patria delle divisioni". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo all'assemblea di Assolombarda. Il nostro Paese "cominci ad essere la patria della visione. Non si può continuare a dire sempre no senza proporre una alternativa", ha aggiunto.

"Sono presidente del Consiglio da due anni e mezzo - ha proseguito Renzi -. Il fatto che sia diventato presidente del Consiglio, non lo dico come una battuta, significa che in Italia tutto è possibile. Non vengo da una famiglia importante e non ho quarti di nobiltà".

"C'è chi usa il metodo Bubka per alzare lo scontro" - Il premier ha poi dedicato parole al vetriolo nei confronti di chi secondo lui si "oppone a priori": "Ogni mattina c'è sempre qualcuno che si alza dalla tribuna televisiva, dalle colonne dei giornali, dai social network e fa a gara ad alzare costantemente il livello dello scontro. E' il metodo Sergej Bubka". Bubka è l'ex primatista mondiale di salto con l'asta e primo atleta ad aver superato i 6 metri e che, ha detto Renzi, "ogni volta che faceva il record del mondo alzava l'asticella di un centimetro, anche se poteva saltare molto di più, ogni anno alzava di uno le aspettative".

"Tanti fanno la ola quando i dati Istat vanno male" - "E' questo che accade nel dibattito politico italiano - ha sottolineato il presidente del Consiglio -. Sono in tanti a dire: si, va beh, c'è bisogno di altro. Sono in tanti a fare la ola quando i dati Istat vanno male. E poi a tenerli in silenzio quando viene fuori un dato come quello di oggi, con la produzione industriale al + 4,1 per cento rispetto allo scorso anno. Se lo dici sei ottimista, se non lo dici vuoi fare il gufo. E questo impedisce di fare una discussione reale sul futuro del Paese".

"La politica economica Usa è un modello, non quella Ue" - "Considero un modello la politica economica americana e non quella dell'Europa", ha poi detto Renzi sottolineando che "le cose messe in atto dal governo hanno cambiato oggettivamente l'agenda in Italia, anche se non hanno risolto tutti i problemi. Ci sono ancora praterie di cose da fare".

"Cultura del meglio rinunciare non va da nessuna parte" - Parlando poi di grandi eventi e, in particolare dell'Expo, il premier ha affermato che "Milano deve prendere per mano questo Paese, come ha fatto per l'Expo" perché "Expo non è stato solo un grande evento: è stata la dimostrazione che la cultura del no, la cultura dell'odio e dell'avversione verso gli eventi non funziona". "La cultura di quelli che dicono 'meglio rinunciare' è una cultura che nel tempo del cambiamento globale, non va da nessuna parte", ha aggiunto.

"Momento decisivo, a prescindere dagli aspetti elettorali" - "Questo è un momento decisivo per l'Italia, non per gli aspetti elettorali, referendari e di campagna politica. Mettiamoli da parte", ha dichiarato Renzi in un passaggio dedicato al presente ed al futuro del Paese. Il presidente del Consiglio ha spiegato che il momento è cruciale poiché "noi siamo profondamente divisi tra chi pensa che siamo un grandissimo Paese per il proprio passato e chi immagina l'orizzonte del domani fatto di opportunità e cose positive". Tra questi gli imprenditori, "che aprono le aziende anche per il profitto, non siete la Fatebenefratelli. Ma voi vi alzate per cercare di creare posti di lavoro, e non pensate solo al profitto. Altrimenti facevate solo operazioni finanziarie", ha osservato ancora Renzi.

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