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Lombardia, Maroni non si ricandida: "Motivi personali" | E sul M5s: "Con Di Maio lʼItalia sarebbe come Spelacchio"

Lʼattuale presidente della Regione lancia la candidatura dellʼex sindaco di Varese Attilio Fontana e dichiara di restare "a disposizione del partito e della politica"

Roberto Maroni non si ricandiderà alla presidenza della Regione Lombardia "per motivi personali". Lo ha confermato lo stesso governatore, dopo l'ufficializzazione arrivata domenica con il vertice di Arcore. Al suo posto il centrodestra potrebbe candidare Attilio Fontana, ex sindaco di Varese. "Resto a disposizione del partito e della politica", ha aggiunto, lanciando poi una stoccata al M5s: "Con Di Maio premier l'Italia sarebbe come Spelacchio".

"Non c'entrano la salute e altre questioni - ha precisato Maroni -. È una decisione mia, personale, per cui chiedo a tutti il rispetto. Con la politica ho una lunga storia d'amore che nasce tanti anni fa con Umberto Bossi e che dura da un quarto di secolo, fatta di grande passione, di successi e sfide. Questa storia d'amore comunque rimane, perché fa parte di me. Sono assolutamente soddisfatto del lavoro fatto in Regione".

L'affondo contro i 5 Stelle - Parlando dello scenario italiano post-voto, il governatore lombardo non ha risparmiato le critiche nei confronti di un eventuale governo a guida M5s: "Ho solo una preoccupazione: che possa assumere responsablità di governo uno come Luigi Di Maio. Per me Di Maio è Virginia Raggi al cubo. Spero che non vada a Palazzo Chigi".

"Con l'autonomia chiudiamo in bellezza" - Con "l'autonomia che sarà portata a termine entro le elezioni, possiamo concludere in bellezza e aprire una prospettiva straordinaria per la Lombardia", ha sottolineato il governatore lombardo in conferenza stampa, facendo un primo bilancio della legislatura. "E' la sfida conclusiva del mio mandato, che si concluderà il 4 marzo, una sfida che voglio vincere: il 22 ottobre è stato un referendum storico, una sfida epocale", ha proseguito.

"Abbiamo iniziato una trattativa col governo - ha affermato ancora il presidente della Lombardia - senza il referendum non ci sarebbero stati i tavoli territoriali. Sono 23 le materie che possono essere trasferite e il mio obiettivo è quello di firmare l'accordo entro le elezioni, possibilmente entro fine gennaio, sia sulle competenze sia sulle risorse".

Il futuro di Maroni - Maroni avrebbe poi fatto sapere di non essere intenzionato a candidarsi in Parlamento, ma il tenersi "a disposizione della politica e del partito" apre all'ipotesi di un suo ruolo in un futuro governo di centrodestra. Il governatore della Regione Lombardia avrebbe confidato agli amici anche la volontà di cambiare completamente vita: "Voglio fare un altro lavoro".

Il candidato di centrodestra al Pirellone - Intanto gli alleati si preparano a un'alternativa per il 4 marzo. La Lega punta sull'ex sindaco di Varese, Attilio Fontana, dato per favorito. In Forza Italia si è invece fatto il nome di bandiera dell'ex ministro Mariastella Gelmini.

Gori candidato centrosinistra in Lombardia - Per il centrosinistra il candidato per la Lombardia dovrebbe essere Giorgio Gori, ad oggi sindaco di Bergamo. Il renziano però non ha al momento l'appoggio di Liberi e Uguali, anche se la non ricandidatura di Maroni potrebbe portare LeU a rivedere la decisione di non appoggiare il candidato Dem.

Renzi: "Ora partita in Lombardia più aperta che mai" - "Dopo la decisione del presidente Maroni, la partita della Regione Lombardia è più aperta che mai. Forse non è mai stata così alla portata del Pd e del centrosinistra, anche grazie a un candidato forte e solido come Giorgio Gori". Così Matteo Renzi su Facebook. "Chi tra i lombardi che seguono questa pagina ha voglia di #faremeglio contatti Giorgio, si metta in moto, dia una mano - ha aggiunto il segretario del Pd -. Saranno due mesi bellissimi, stavolta si può fare. Avanti insieme".

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