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24.5.2010

"Si eviti suicidio demografico"

Bagnasco: "Politica aiuti le famiglie"

Il cardinale Angelo Bagnasco, a nome dei vescovi italiani, ha aperto i lavori della 61esima assemblea generale della Cei in Vaticano, con un appello affinché si fermi il lento suicidio demografico che sta colpendo l'Italia. "Oltre il cinquanta per cento delle famiglie oggi è senza figli", ha detto Bagnasco. "Urge una politica che sia orientata ai figli - ha aggiunto - che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale".
"L'Italia - ha spiegato Bagnasco - sta andando verso un lento suicidio demografico: oltre il cinquanta per cento delle famiglie oggi è senza figli, e tra quelle che ne hanno quasi la metà ne contemplano uno solo, il resto due, e solamente il 5,1 delle famiglie ha tre o più di tre figli. Sembra inutile evocare scenari preoccupanti, e certo non incoraggiante è ripetere previsioni peraltro già note sotto il profilo sociale e culturale".

Bagnasco si è rivolto direttamente ai politici. "Ci permettiamo di insistere con i responsabili della cosa pubblica affinché pongano in essere iniziative urgenti e incisive: questo è paradossalmente il momento per farlo. Proprio perché perdura una condizione di pesante difficoltà economica, bisogna tentare di uscirne attraverso parametri sociali nuovi e coerenti con le analisi fatte. Il quoziente familiare è l'innovazione che si attende e che può liberare l'avvenire della nostra società".

Federalismo: "Riforma storicizzi il vincolo unitario"
"L'unità del Paese resta una conquista irrinunciabile" e quindi "ogni auspicabile riforma condivisa, a partire da quella federalista, per essere un approdo giovevole, dovrà storicizzare il vincolo unitario e coerentemente farlo evolvere per il meglio di tutti". Così il cardinale Bagnasco è intervenuto sulle prossime celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia. Il presidente dei vescovi auspica una "celebrazione lasciata ai margini, quasi un atto dovuto staccato dalla vita comunitaria e dagli sforzi che essa richiede, ma collocata dentro a questo fluire, come a rinvigorirlo, assegnando freschezza e luminosità ai traguardi comuni da conseguire".

Lavoro: "Disoccupazione emergenza nazionale"
Bagnasco ha parlato anche di lavoro, lanciando un appello alla classe dirigente del Paese. Il lavoro "spesso oggi latita - ha detto il cardinale -, creando situazioni di disagio pesante nell'ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d'Italia, e con indici decisamente allarmanti nel Meridione. Il lavoro è tornato ad essere una preoc cupazione che angoscia e per la quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all'intera classe dirigente del Paese: politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti".

Pedofilia: "Chiesa non ha mai sottovalutato il problema"
"Le misure adottate dalla Chiesa contro la pedofilia - ha detto il porporato - sono oggi il frutto di una conoscenza più approfondita del dramma, che la Chiesa tuttavia in nessuna stagione ha inteso sottovalutare". Bagnasco ha poi spostato l'attenzione sulle nuove frontiere della pedofilia: dal web, al turismo sessuale alla televisione. "C'è un'evoluzione rassicurante - ha detto - a proposito della sensibilità con cui generalmente si valuta il fenomeno della pedofilia, arrivando sempre più spesso a porre seri interrogativi circa la spersonalizzazione cui è soggetta l'infanzia nella rete del web come nella pubblicistica corrente, in ampi segmenti della comunicazione pubblicitaria come in taluni programmi televisivi".

Crocifisso: "Auspichiamo rettifica di sentenza a Strasburgo"
La presenza del crocifisso nei luoghi pubblici "risale, per l'Italia, alla stagione risorgimentale e non certo come fatto confessionale ma come elemento fondato sulla tradizione religiosa e sui sentimenti del popolo italiano": lo precisa il presidente della Cei, in merito alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. "Confidiamo - ha detto Bagnasco - in una lungimirante rettifica in sede di ricorso nel prossimo mese di giugno. Si è trattato di un pronunciamento che trascura del tutto - fino a negarle - le radici iscritte nelle costituzioni, nelle leggi fondamentali sulla libertà religiosa e nei concordati della stragrande maggioranza dei Paesi membri".

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