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14/6/2006

Farina, commissario pluridenunciato

Traffico di droga, violenze e lesioni

"La giustizia in mano ad un balordo".

Paolo Emilio Russo per Libero di mercoledì 14 giugno Un curriculum, come dire, di tutto rispetto. Scorriamo il casellario penale di Daniele Farina, neo-vicepresidente della commissione Giustizia di Montecitorio (avete letto bene: Giustizia, non Agricoltura, Cultura o Affari sociali). Dunque: «Oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali». Vabbè, è il capo storico del Leoncavallo, sono robette a cui i no global - purtroppo - ci hanno abituato. Ma no, il neo-eletto vanta ben altro: «Produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti», «oltraggio-resistenza-violenza», ma anche «lesioni personali», «reati contro l'incolumità pubblica e lo Stato», «porto abusivo di armi», «fabbricazione e detenzione di esplosivi». Leggendo le diciassette notizie di reato comunicate dalla Digos di Milano al ministero dell'Interno viene da chiedersi: com'è possibile che llaWCle Farina, l'oggetto delle segnalazioni, sia diventato vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera? Ha fatto scalpore il caso di Sergio D'Elia, già terrorista di Prima linea ed ora segretario d'aula a Montecitorio. Ma il centrosinistra è andato ben oltre, ha nominato numero due dell'organismo che fissa le regole per i magistrati un uomo che ha messo insieme una fedina penale di quattro pagine. Sembra una barzelletta, invece è tutto vero. Diranno: chi lo ha eletto era a conoscenza di questi fatti. Anzi, è stato votato proprio per questo. Un riconoscimento a chi ritiene che la legge, certe volte, è giusto violarla. Lo chiamano conflitto sociale o disobbedienza civile. Ogni opinione è legittima. Ma che senso ha nominarlo al vertice di un organismo chiamato a scrivere le norme che Farina e i suoi pensano sia legittimo, seppure qualche volta, infrangere? Il governo Prodi, è vero, ci ha abituato a questa strategia: di qua un riformista, di là un antagonista. Chissà che si annullino. Ma quando c'è da legiferare sul tema della giustizia cosa deciderà Farina? E le scelte, quando si è a capo di una commissione, sono tante. Puoi stabilire l'ordine del giorno, dare priorità ad un disegno di legge piuttosto che a un altro. Se è arrivato fin lì proprio in nome di quello che rappresenta, certo non tradirà ora la sua storia. Vediamo qual è. Farina, classe 1964, è il leader del più noto centro sociale di Milano. Occupazioni, manifestazioni, qualche spesa proletaria. Lo scorso aprile, senza neanche troppo sforzo visto che non servivano le preferenze, è diventato deputato di Rifondazione comunista. Rappresenta la nazione. Ha votato la fiducia al governo, può presentare proposte di legge, decidere cosa va bene e cosa no per il Paese. E lo sta facendo. Poteva accontentarsi di questo prestigiosissimo incarico. Invece non l'ha fatto. Il partito di Fausto Bertinotti, quello che corteggia i no global e insieme predica la «nonviolenza», l'ha proposto alla commissione Giustizia. La scelta poteva cadere su una delle altre dodici. C'è ne sono tante e sui temi più vari. Invece no, Rifondazione ha insistito per la seconda. E non si è accontentata di inserirlo come membro semplice, ha voluto che fosse eletto al vertice. Tutta la maggioranza, senza alcun distinguo, l'ha sostenuto. Ovviamente è stato eletto, anche per lui è arrivato l'incarico istituzionale. Di più: in quanto unico vicepresidente del centrosinistra, sostituirà il presidente Pino Pisicchio, dipietrista, in caso di assenza di quest'ultimo. Bella convivenza: un giorno presiede il rappresentante del partito della legalità, il giorno dopo il pluridenuneiato. II leoncavallino sarà chiamato a decidere come dovrebbero comportarsi i magistrati, magari gli stessi che l'hanno arrestato, messo sotto inchiesta, condannato. Quale competenza abbia Farina in fatto di giustizia lo si capisce subito guardando le notizie di reato trasmesse al Viminale nel corso degli ultimi venti anni. La prima segnalazione risale all'ottobre del 1986, quando Farina non aveva ancora compiuto ventidue anni. Due denunce in un colpo sola: «Oltraggio-resistenza-violenza» e «fabbricazione o detenzione di materie esplodenti». Condannato. Il dieci dicembre si occupa di lui la questura di Viterbo. «Oltraggio, resistenza e violenza», accompagnati da «reati contro l'ordine pubblico». Farina viene arrestato. Mica male come inizio. La carriera prosegue a Milano. L'otto gennaio del 1994 la polizia segnala: «Reati contro lo Stato». Alcuni mesi dopo, il diciannove settembre, il bis: «Porto abusivo e detenzione armi». Il tredici dicembre la Digos dà una nuova notizia di reato all'autorità `giudiziaria: «Danneggiamento» e «reati contro la pubblica amministrazione». Quella che ora Farina, col suo incarico parlamentare, dovrebbe governare. Nel 1995 altre segnalazioni alla magistratura: «Reati contro l'incolumità pubblica», «lesioni personali», «blocco stradale». Il ventidue maggio la notizia di reato che certamente farà meno piacere alle toghe: «Inosservanza dei provvedimenti dell'au- torità». II neo-deputato, soltanto dieci anni fa, i magistrati non li calcolava proprio. Ora, dalla sua poltrona di vicepresidente, li controlla. Da qui in poi l'elenco diventa addirittura noioso: «Stupefacenti - Agevolazione dell'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope», scrive il nucleo antisofisticazione della questura di Milano il diciotto novembre 1999. Due anni dopo, il due ottobre 2001, tocca alla Digos: «Produzione e traffico di stupefacenti». Non tutto, forse, si è trasformato in condanna. Ma un interessamento così sistematico e duraturo nel tempo della Digos qualcosa vorrà pur dire. Certo nessuno potrà obiettare che- Farina, adesso, è un altro uomo. L'ultima segnalazione, infatti, è datata ventisette gennaio 2006: tre mesi prima del suo ingresso - trionfale - in Parlamento. È sempre la Digos a denunciare il fatto all'autorità giudiziaria: «Rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale». Bastava allungare la carta d'identità, come prevede la legge. Ma lui no. Pagherà per quello che ha fatto? Di sicuro non ora, visto che gode - come tutti i parlamentari - dell'immunità. Il centrodestra lo considera incompatibile. «Mettere uno così, con questo curriculum, a fare il vicepresidente della commissione Giustizia è come mettere un pedofilo alla commissione Infanzia», tuona il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi. Roba, dice, «non degna di un Parlamento civile». Per questa ragione oggi; annuncia, alla prima seduta della commissione, «Forza Italia chiederà ufficialmente le sue dimissioni».