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18.7.2013

Ablyazov, senatori renziani: Alfano si dimetta
Il sindaco di Firenze: "Non salta il governo"

Il vicecapogruppo a Palazzo Madama, Stefano Lepri, e 12 senatori legati al sindaco di Firenze chiedono al Pd di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro dell'Interno. Letta minimizza: "Nessun problema all'interno del partito"

14:32 - I renziani chiedono, in relazione alla gestione del caso Ablyazov, che il Pd presenti una sua mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Lo ha auspicato, intervenendo durante il dibattito del gruppo con il segretario Guglielmo Epifani, il senatore Andrea Marcucci. I parlamentari legati al sindaco di Firenze vorrebbero inoltre un atto di censura contro il ministro.
"La posizione del ministro Alfano è oggettivamente indifendibile. Chiederemo al Pd, nella riunione dei gruppi domani, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro", aveva già anticipato mercoledì, con una nota, il vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama, Stefano Lepri.

Lo j'accuse dei senatori Pd
- "Il passo indietro di Alfano serve per restituire al governo, la necessaria credibilità sul piano internazionale e nazionale", si legge nella nota. "La leggerezza che ha portato alla consegna della signora Shalabayeva e di sua figlia alle autorità di un Paese autoritario - dicono i parlamentari - non è ammissibile. Siamo preoccupati per la loro sorte e per l'immagine che abbiamo dato al mondo, ovvero quella di uno Stato dove si possono calpestare i diritti umani, ad insaputa del governo. Inoltre il precedente che ha portato al passo indietro di Josefa Idem rende le dimissioni di Alfano scontate. Il Pd le chieda ufficialmente, senza incomprensibili timori reverenziali".

La nota è stata firmata dal vicecapogruppo del Pd a Palazzo Madama, Stefano Lepri, e dai senatori Roberto Cociancich, Andrea Marcucci, Rosa Maria Di Giorgi, Laura Cantini, Stefano Collina, Vincenzo Cuomo, Isabella De Monte, Mauro Del Barba, Nicoletta Favero, Nadia Ginetti, Mario Morgoni e Venera Padua

Ablyazov
Renzi: "Il governo non cade" - "Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il governo Letta". Lo scrive Matteo Renzi riguardo la mozione di sfiducia ad Alfano. "Io sto con le forze dell'ordine. Perché scaricare su servitori dello Stato tutte le responsabilità senza che venga mai fuori un responsabile politico è indegno per la politica. E per l'Italia", ha aggiunto Renzi. "Nei palazzi romani non c'è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota". Renzi poi conclude: "Se anche si formasse un nuovo governo non sarei io candidabile, se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo".

Enrico Letta: "Tranquillo, nessun problema con il Pd" - "Ho chiesto io l'inchiesta interna poi l'ho resa pubblica e venerdì sarò in Parlamento. Che altro devo fare sono tranquillissimo con il mio partito, con Renzi nessun problema, ci parliamo, ci siamo parlati". Così il premier Enrico Letta.

Finocchiaro: "Alfano faccia la scelta più responsabile" - "Credo che la posizione del ministro Alfano sia molto difficile. Ieri in Senato abbiamo ascoltato le sue parole. Ma oggi sui giornali ne abbiamo lette altre che non sono esattamente in sintonia con le sue''. Anna Finocchiaro (Pd) sostiene così che ''sarebbe un atto di responsabilità istituzionale se Alfano rimettesse la sua delega nelle mani del premier".

La segreteria Pd: "Impensabile Paese senza governo" - "C'e' una grande consapevolezza da parte della Segreteria del Pd che il governo Letta è assolutamente necessario al Paese e con le difficoltà della congiuntura economica in una fase come questa sarebbe impensabile che il nostro Paese non avesse un Governo". Lo ha detto il responsabile organizzazione Pd Davide Zoggia. Sulla questione del ministro Alfano nella Segreteria del Pd "la discussione è ancora aperta" e "non è un tema legato alla singola persona ma un problema di credibilità internazionale".


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